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11 Febbraio 2019 IMCI-DocIMCI News0

IMCinforma, la nuova rubrica di medicina dell’Istituto Medico Chirurgico di Termoli

TERMOLI – Sempre più donne si rivolgono alla chirurgia estetica, di tutte le età e professioni. Un fenomeno in crescita che coinvolge soprattutto le giovani adolescenti. 

Le fragilità delle ragazze che si confrontano con la televisione ed i social network spesso sono al al centro di richieste al chirurgo plastico. 

Temi importanti in cui il medico è chiamato prima di tutto ad accogliere la richiesta e poi a valutare sulla base delle effettive motivazioni ed a guidare le giovanissime così come le donne più anziane nell’accettazione di se stesse e del proprio essere. 

Oggi il chirurgo plastico è un professionista a 360 gradi: oltre ad utilizzare il bisturi è prima di tutto uno psicologo che accompagna le proprie pazienti in un “viaggio” e solo in alcuni casi interviene chirurgicamente. 

L’intervento più richiesto in assoluto è l’aumento del senospiega lo specialista del Fate Bene Fratelli di Roma Stefano Campa che riceve anche nell’Istituto medico chirurgico (IMC) di Termoli -. Questo tipo di operazione nasce soprattutto per le donne sottoposte ad asportazione di mammella dopo un tumore ma oggi viene richiesto per migliorare il proprio aspetto. È un tipo di intervento in cui si utilizzano protesi sicure e che permette alle donne di allattare. Dura un’ora e mezzo-due ore e prevede una notte di degenza”. 

Accanto alla chirurgia estetica, c’è la medicina estetica: laser, acido ialuronico, botulino e filler che permettono un ringiovanimento del viso senza intervenire chirurgicamente. 

L’intervista allo specialista del Fate Bene Fratelli è la prima intervista di una rubrica di medicina dell’Istituto Medico Chirurgico di Termoli. Saranno diversi gli specialisti che si alterneranno in questo spazio. 

Cose da sapere sulla Chirurgia Estetica

Cose da sapere sulla Chirurgia Estetica.L’intervista allo specialista Stefano Campa del Fate Bene Fratelli è la prima intervista di una #rubrica di #medicina dell’Istituto Medico Chirurgico di Termoli. Saranno diversi gli specialisti che si alterneranno in questo spazio. #imci #termoli #molise #imcinforma #chirurgia #chirurgiaplastica #chirurgiaestetica #medicinaestetica

Pubblicato da Istituto Medico Chirurgico Italiano su Lunedì 11 febbraio 2019


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9 Aprile 2013 IMCI-DocImci Studio0

Accade a Pescara. La polizia denuncia una lucciola slava di 31 anni per atti contrari alla pubblica decenza

E’ stata denunciata per atti contrari alla pubblica decenza una prostituta slava di 31 anni che, a Pescara, si riscaldava vicino al falò senza indossare indumenti intimi. Sono stati i poliziotti a verbalizzare la denuncia. Lo racconta oggi Domenico Ranieri sul quotidiano abruzzese Il Centro, in prima pagina:  D’accordo che il reato di prostituzione non esiste (si favorisce il favoreggiamento), ma non bisogna tirare troppo la corda, altrimenti si finisce per esagerare. E’ capitato ad una disinvolta prostituta di origini serbe che per una sera ha dovuto lasciare il calduccio del falò – acceso nella zona della pineta Dannunziana di Porta Nuova a Pescara per combattere il freddo – e ha rischiato di finire al fresco (e qui il meteo c’entra poco) di una cella. Alla fine se l’è cavata, si fa per dire, con una denuncia per atti contrari alla pubblica decenza. Del resto, il mestiere più vecchio del mondo ha dei limiti e la 31enne lucciola proveniente dall’Est ha commesso un errore che le è costato i guai con la giustizia: ha dimenticato (?) di indossare le mutandine. Un po’ troppo per i poliziotti in servizio, i quali hanno constatato che la lucciola era svestita ogni oltre limite, non hanno potuto chiudere un occhio – solo perché ligi al dovere naturalmente – e hanno verbalizzato la denuncia. La procace slava non passerebbe inosservata se fosse bardata come una eschimese, figuriamoci mezza nuda! Torna in mente il titolo del film “Sotto il vestito niente”, ma in questo caso il regista ideale sarebbe Tinto Brass. Scommettiamo iun completo di lingerie?

08.04.2013


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25 Giugno 2012 IMCI-DocImci Studio0

Semplificare la vita renderà gli over 65 più autonomi. Sensori rileva parametri, braccialetti SOS e portapillole parlanti

Anche la tecnologia può aiutare gli anziani ad avere una vita più facile. Ed è questa una delle missioni di Italia Longeva, l’Agenzia nazionale dedicata all’invecchiamento, creata dal Ministero della Salute, dalla Regione Marche e dall’Istituto nazionale di ricerca e cura dell’anziano (Inrca) che sarà presentata ufficialmente il prossimo 14 giugno ad Ancona. «L’anziano che verrà non è un vecchio passivo, non autosufficiente, ma un ex baby boomer attivo, dinamico, abile, che difficilmente accetterà di non essere assistito per i suoi eventuali bisogni — spiega Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva —. La tecnologia può e potrà aiutare sempre più gli anziani: si va da tutto ciò che può servire a rendere la casa sicura, a braccialetti che rilevino se l’anziano è caduto e ha bisogno di aiuto, fino all’uso della telemedicina che consente la trasmissione dei dati sanitari più importanti a partire da microsensori per rilevare l’elettrocardiogramma, la glicemia e così via. Renderanno la vita facile anche i nuovi cellulari "semplificati" pensati per gli anziani, che non siano impossibili da usare per chi ad esempio soffre di artrosi, o ancora le lavatrici con un solo bottone».

CASA DOMOTICA – Questi e altri progetti fanno parte degli obiettivi del consorzio HomeLab per la domotica, promosso da Italia Longeva, che mira a rendere le abitazioni a misura di anziano per consentire a tutti di stare a casa propria più tempo possibile. «Vorremmo anche che il primato di longevità dell’Italia si trasformasse in un’opportunità di crescita per il Paese: i nuovi anziani dovrebbero essere di stimolo alle imprese per produrre materiali, manufatti e servizi esportabili poi in tutto il mondo occidentale che invecchia» dice Bernabei. Viene da chiedersi però quando tutto questo sarà davvero a disposizione degli anziani e soprattutto se sarà veramente fruibile: per il momento, stando ai dati Istat, l’unico bene tecnologico posseduto dalla maggioranza degli over 65 è il cellulare, meno del 10 per cento ha il computer o l’accesso a internet. Siamo sicuri che saranno in grado di vivere in una casa "intelligente"?

TECNOLOGIE A BASSO COSTO – «La diffusione a livello nazionale di tecnologie domotiche è ancora scarsa ma i nuovi progetti sono a buon punto e non stiamo parlando di fantascienza, bensì di possibilità a portata di mano — risponde Roberto Bernabei —. Trattandosi di tecnologie pensate per l’anziano, saranno tutte semplici da usare e pure a basso costo. E ben presto saranno anziane generazioni più abituate a dialogare con i computer: tutto diventerà ancora più facile per un maggior numero di anziani. L’essenziale è rendere gli over 65 il più possibile autonomi, aumentarne gli spazi di autosufficienza, semplificarne le condizioni di vita: in questo modo si conterranno anche i costi per il Servizio Sanitario». «L’obiettivo non è guarire l’anziano, perché quasi sempre ha malattie croniche da cui non si esce — interviene il geriatra Niccolò Marchionni —. Lo scopo oggi è far sì che resti a casa e sia efficiente il più a lungo possibile. Le nuove tecnologie semplificate serviranno a permetterlo, in moltissime occasioni. Basti pensare, per esempio, ai benefici che potrebbero dare scatole di farmaci intelligenti che ricordino quando è l’ora di prendere la pillola o che suonino un allarme se si dimentica di assumerla. Sarebbero utilissime e oggi non sono affatto impossibili da mettere a punto».

11.06.2012


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14 Marzo 2012 IMCI-DocNeuroscienze0

L’importanza di avere un atteggiamento positivo è compresa già dai bambini in tenera età, ma la capacità di mobilitare questa risorsa anche nelle situazioni di difficoltà dipende più dall’atteggiamento dei genitori che dall’indole del bambino. I piccoli capiscono già a cinque anni che ci si sente meglio dopo aver avuto pensieri positivi, ma fanno più fatica a comprendere come il pensiero positivo possa risollevare l’animo quando si è coinvolti in situazioni negative, come per esempio cadere e farsi male. In queste situazioni, il livello di ottimismo e di speranza dei genitori ha un ruolo significativo nella capacità del bambino di comprendere il potere del pensiero positivo. Che il "pensare positivo" sia di aiuto a sentirsi meglio lo capiscono già i bambini della scuola materna, e questo può non stupire. Ciò che è meno ovvio è che a dettare la capacità del bambino di assumere un atteggiamento positivo anche nelle situazioni difficili sia, più che la sua indole, l’atteggiamento verso la vita e la capacità di pensare positivo dei suoi genitori. Ad appurarlo è stato uno studio condotto da ricercatori della Jacksonville University e dell’Università della California a Davis, che lo illustrano.Nello studio, i ricercatori hanno esaminato 90 bambini di età compresa fra i 5 e i 10 anni. I bambini ascoltavano sei storie in cui due personaggi provavano un’emozione dopo aver sperimentato qualcosa di positivo (ricevere in regalo un cucciolo), negativo (rovesciare il bricco del latte), o ambiguo (l’arrivo di un nuovo insegnante). Dopo ciascuna esperienza, un personaggio aveva un pensiero ottimista, inquadrando l’evento in una luce positiva, mentre l’altro aveva un pensiero pessimista, mettendo l’evento in una luce negativa. I ricercatori a questo punto chiedevano ai bambini di giudicare le emozioni di ogni personaggio e di fornire una spiegazione per quelle emozioni. In colloqui precedenti, i ricercatori avevano accuratamente valutato il livello di ottimismo e speranza di ogni bambino e dei suoi genitori. Già dai 5 anni i bambini capiscono che le persone si sentono meglio dopo aver avuto pensieri positivi che non dopo aver avuto pensieri negativi, e dimostrano pure di comprendere l’importanza di avere pensieri positivi in situazioni ambigue, una comprensione quest’ultima che diventa più profonda con l’aumentare dell’età. I bambini mostrano  invece una maggiore difficoltà a comprendere come il pensiero positivo possa risollevare l’animo di qualcuno che sia coinvolto in situazioni negative, come per esempio cadere e farsi male. In queste situazioni, il livello di ottimismo e di speranza del bambino ha un ruolo significativo nella capacità di comprendere il potere del pensiero positivo, ma decisamente più grande lo ha l’atteggiamento dei genitori. "Oltre all’età, il più forte predittore della comprensione da parte dei bambini dei benefici del pensiero positivo, non è il livello di speranza e di ottimismo del bambino stesso, ma quello dei suoi genitori", spiega Christi Bamford, che ha condotto lo studio. I risultati, osserva la Bamford, sottolineano il ruolo dei genitori nell’aiutare i bambini a imparare a sfruttare il pensiero positivo per sentirsi meglio quando le cose si fanno difficili. 

24.12.2011


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27 Febbraio 2012 IMCI-DocClinica0

La Malattia di Huntington o MH, nome scientifico Còrea Maior, è una malattia degenerativa del sistema extrapiramidale che rientra nel capitolo delle sindromi ipercinetiche. La malattia è stata descritta nel 1872 da George Huntington. Tale patologia si presenta con caratteristiche quali ereditarietà, disturbi del movimento, fra cui còrea (dal greco, danza), disturbi cognitivi e del comportamento. L’età d’esordio si colloca attorno ai 40-50 anni. È una malattia rara, con prevalenza di circa 3 – 7 casi per 100.000 abitanti con discendenza europea occidentale e 1 per 1.000.000 con discendenza asiatica, trasmessa con modalità autosomica dominante a penetranza completa questo significa che chi è figlio di una persona affetta da malattia di Huntington ha una probabilità del 50% di sviluppare la malattia, anche se l’ereditarietà è complicata da possibili mutazioni nel numero di ripetizioni della sequenza trinucleotidica ripetitiva CAG . La distruzione di una parte specifica dei nuclei della base (soprattutto la distruzione del nucleo caudato) significa anche la distruzione di neuroni GABA-ergici i quali sono neuroni inibitori causando così movimenti ipercinetici, dovuti in generale al venire meno delle funzioni di controllo motorio dei nuclei della base. Dal punto di vista genetico è stato individuato il gene sul braccio corto di cromosoma 4 in posizione 16.3 (4p16.3) per la proteina denominata "huntingtina" (Htt) la cui funzione è stata recentemente identificata. In un lavoro del 2004 pubblicato su Cell, gli studi condotti hanno mostrato un importante coinvolgimento della Htt nel meccanismo di trasporto vescicolare assonico. Essa fungerebbe da acceleratore del complesso della Dineina, e la sua mutazione va a limitare se non annullare questo effetto propulsivo, sebbene non sia stato possibile comprendere a fondo come l’elevato numero di Glutammine incida su questa deficienza. Ciò che invece sembra certo è il composto proteico maggiormente incisivo sulla neurodegenerazione, ossia il BDNF (Brain Derived Neuronic Factor). Questo, prodotto dalla corteccia cerebrale, è un composto che mantiene in vita i neuroni evitandone l’apoptosi. Il suo trasferimento dalla corteccia alla zona dello striatum per esempio, non può che avvenire tramite il trasporto assonico, perciò se intercorre una mutazione dell’Htt, tale fattore non arriva a destinazione e causa in breve tempo accumulo di materiale proteico con conseguente morte cellulare. Tutti i pazienti affetti dalla malattia di Huntington presentano una mutazione del gene per l’Htt, situato come detto sul braccio corto del cromosoma 4. Il gene normale presenta una sequenza trinucleotidica ripetitiva CAG ripetuta da 11 a 35 volte. Il numero delle ripetizioni negli affetti è aumentato (36 o più) e la malattia è tanto più precoce quanto maggiore è il numero delle ripetizioni. L’amplificazione della mutazione si verifica durante la spermatogenesi ed è all’origine del fenomeno dell’anticipazione della malattia se trasmessa da parte paterna, in tale patologia si assiste ad una mutazione dinamica in quanto vi è un’espansione significativa delle triplette, ciò è da imputare ad un meccanismo di mutazione per slippage. L’insorgenza di nuove mutazioni è improbabile. Non si sa con certezza quali siano esattamente gli effetti dannosi di questa espansione delle triplette. Sia la perdita di funzioni protettive della huntingtina, sia l’acquisizione di nuove funzioni tossiche sono state descritte. La malattia è caratterizzata dalla formazione di inclusioni intranucleari ed aggregazione proteica, l’impatto degli aggregati sulla patologia non è ancora stato chiarificato. Gli aggregati potrebbero essere in un primo tempo protettivi in quanto sequestrerebbero la huntingtina mutata. Ma con l’avanzare della malattia questi aggregati potrebbero diventare nocivi in quanto impedirebbero il traffico intracellulare. L’esordio in genere è tra i 40 e 50 anni, spesso con sintomi poco specifici e non di rado di natura psichiatrica (alterazioni della personalità, irrequietezza, stati depressi). Esiste la possibilità di un’insorgenza precoce (attorno ai 20 anni), nel qual caso si parla di Malattia di Huntington giovanile. In seguito, si verifica una progressiva compromissione dei sistemi motori con movimenti involontari rapidi della muscolatura facciale, degli arti, dapprima brevi e distali, poi sempre più duraturi e diffusi tanto da dare luogo ad una strana "danza". L’andatura si fa barcollante, torsioni del tronco. Anche la fonazione è modificata con voce monotona o a volte parola esplosiva.n Precocemente è compromessa anche la motilità oculare con rallentamento delle saccadi e proseguono di pari grado con apatia, irritabilità, turbe della memoria, idee deliranti a carattere persecutorio sino a stati demenziali conclamati. La durata media di malattia è 15-25 anni, e il decesso avviene per cause intercorrenti (soprattutto complicanze polmonari). È prima di tutto clinica e si avvale della ricerca dell’espansione delle triplette. Le neuroimmagini possono mostrare atrofia corticale e dello striato con la dilatazione ventricolare. Esistono solo farmaci sintomatici che non possono modificare l’evoluzione della malattia. Nel novembre del 2007, è stato registrato in Italia il farmaco tetrabenazina (un bloccante del recettore dopaminergico), con l’indicazione terapeutica proprio relativa a tale malattia. La sua fornitura, in presenza di prescrizione specialistica, è a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Per le discinesie si usano antagonisti della dopamina (es. aloperidolo), nelle forme giovanili dominate da rigidità può essere utile la terapia con farmaci antiparkinsoniani. Invece, nei pazienti anziani, sono da considerare come farmaci "di prima scelta" i sali dell’acido valproico.

10.02.2012


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25 Ottobre 2011 IMCI-DocImci Studio0

Team italiano: scoperta una sostanza che può condurre anche alla demenza senile

C’ è una mutazione genetica all’origine della pedofilia. La causa dell’attrazione deviata di un adulto verso i bambini è il risultato del difetto di un fattore di crescita (la progranulina) coinvolto in numerosi processi fisiologici, ma anche patologici. A rivelarlo per la prima volta al mondo è uno studio italiano compiuto dal dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino presso l’ospedale Molinette, in collaborazione con quello di Scienze neurologiche dell’Università di Milano. Uno studio pubblicato sulla rivista internazionale «Biological Psychiatry» che sarà presentato e discusso in anteprima durante il congresso della Società italiana di Neurologia che si inaugura domani al Lingotto di Torino. Di fronte a oltre 2500 specialisti di calibro internazionale verrà illustrato dal professor Lorenzo Pinessi, coordinatore dello studio, il caso di un uomo che dall’età di 50 anni ha iniziato ad avere comportamenti pedofili nei confronti della figlia di 9. Analisi a livello neurologico, oltre che psicologico, hanno permesso di scoprire nell’osservazione dei geni la mutazione della progranulina, sostanza fondamentale anche nel processo di differenziazione sessuale del cervello fin dal periodo intrauterino. Mutazione che produce un ridotto controllo degli impulsi e porta inoltre alla demenza frontale, malattia simile all’Alzheimer che l’uomo colpevole delle «attenzioni particolari» verso la figlia pre-adolescente ha poi sviluppato. Un annuncio clamoroso: dimostra che lo studio di pazienti con malattie neurodegenerative anche rare permette di individuare possibili basi biologiche di alterazioni di comportamenti socialmente inaccettabili. La scoperta che verrà presentata a Torino apre nuove prospettive di ricerca, ma pone forse per la prima volta non solo la Medicina di fronte a un differente approccio alla malattia. Evidenti i potenziali risvolti etici e giuridici di una scoperta del genere. «Aver dimostrato che la pedofilia è in larga misura legata a basi biologiche – sottolinea il professor Pinessi, che ha condotto lo studio con il collega Innocenzo Rainero, e in collaborazione con il professor Elio Scarpini dell’Università di Milano – significa dire molto non solo dal punto di vista medico, ma anche sociale». La pedofilia, che è un disturbo dell’eccitazione sessuale in cui si manifesta interessa per bambini in età prepuberale, può manifestarsi con esibizionismo, fino a sfociare nel sadismo o nel feticismo. La ricerca torinese è il punto di partenza. Richiederà nuovi studi per estendere i risultati. Tutti i pedofili presentano la medesima mutazione genetica? «E’ possibile, ma dovrà necessariamente essere l’oggetto di ulteriori approfondimenti e altre dimostrazioni scientifiche», risponde Pinessi. Aver individuato che alla base della pedofilia c’è una causa neurobiologica significa però poter sostenere da subito che «esiste una possibilità di cura», come dimostra lo stesso caso di Torino: «Dopo alcune settimane di trattamento con farmaci neurolettici atipici antipsicotici accanto ad antidepressivi inibitori selettivi della serotonina il paziente ha cessato i suoi comportamenti pedofili», garantiscono gli studiosi del gruppo torinese.

21.10.2011


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20 Ottobre 2011 IMCI-DocImci Studio0

E’ stato confermato che il fumo è legato alla menopausa precoce da uno studio fatto dal dottor Volodymyr Dvornyk, dell’Università di Hong Kong, e colleghi, che hanno raccolto i dati di diverse ricerche precedenti, fatte su circa 6.000 donne negli Stati Uniti, in Polonia, in Turchia e in Iran. E’ emerso che le donne che fumano possono entrare in menopausa, in media, circa un anno prima rispetto a quelle che non fumano. Sia la menopausa precoce che quella tardiva sono legate ai rischi per la salute. Le donne con menopausa tardiva, ad esempio, hanno un aumento del rischio di cancro al seno, perché esposte agli estrogeni più a lungo. In generale, invece, la menopausa precoce è legata a un maggior numero di rischi dovuti alle malattie cardiovascolari, al diabete mellito, all’obesità, all’Alzheimer e ad altre patologie.

20.10.2011


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12 Ottobre 2011 IMCI-DocImci Studio0

A livello sessuale l’attrattività è valutata in base a singoli elementi che possono essere indice di fertilità o salute, a livello non sessuale è considerata l’armonia delle parti

Le donne valutano l’attrattività di un volto a due livelli, uno sessuale, basato su specifiche caratteristiche della faccia, come mascella, zigomi e labbra, e uno non sessuale, basato sull’estetica generale: lo afferma una ricerca condotta da ricercatori della Penn State University pubblicata sul "Journal of Experimental Social Psychology" e condotta da Robert G. Franklin, Reginald Adams e collaboratori. “Al livello sessuale di base, l’attrattività rappresenta una qualità che dovrebbe aumentare il potenziale riproduttivo, coinvolgendo segnali che indicano la fertilità o la salute”, spiega Franklin. Sul versante non sessuale, l’attrattività può invece essere percepita come un tutto, di cui si considera l’armonia delle parti. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno mostrato a 50 studentesse eterosessuali una varietà di visi di uomini e donne, chiedendo di valutarli su una scala da uno a sette come ipotetici compagni in un rapporto sessuale e come compagni fissi di studio. La prima domanda serviva a determinare l’attrattività dei volti su base sessuale, mentre la seconda portava a fare appello a un senso estetico generale. Gli psicologi hanno quindi presentato gli stessi volti a un altro gruppo di 50 studentesse eterosessuali. Le metà superiore e inferiore di alcuni dei volti, però, erano state fatte slittare orizzontalmente in direzioni opposte. La divisione dei volti ne impedisce una valutazione estetica globale e costringe a concentrasi su singole caratteristiche. Alle partecipanti al test è stato quindi chiesto di valutare l’attrattività dei visi sia nella loro forma slittata che in quella integra.  "La valutazione delle facce divise del secondo gruppo correlava bene con quello della valutazione non sessuale del primo quando i volti mostrati erano femminili. Ma si aveva un cambiamento quando venivano mostrati visi maschili, correlando in tal caso molto meglio con la valutazione data dal primo gruppo all’ipotetico partner sessuale", spiega Franklin.   "Non sappiamo se l’attrattività sia un effetto culturale o semplicemente sia legata al modo in cui i nostri cervelli elaborano l’informazione", ammette Franklin. "In futuro intendiamo studiare come le differenze culturali fra i nostri soggetti abbiano un ruolo nel modo in cui valutano queste facce. E vogliamo anche vedere come i cambiamenti ormonali sperimentati dalle donne nelle diverse fasi del ciclo mestruale influiscano sul modo in cui valutano l’attrattività ai due livelli."

04.10.2011


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29 Settembre 2011 IMCI-DocClinica0

Le bibite zuccherate sono uno dei prodotti più diffusi nell’Europa Occidentale e negli Stati Uniti. Nonostante il loro sapore gradevole e la capacità di coinvolgere, dovrebbero essere consumate con moderazione. Infatti, bere acqua al loro posto previene diabete e malattie cardiache. E‘ il messaggio inserito in una ricerca dell’Università di Harvard, diretta dal dal professor Frank Hu e presentata al Sustaining the Blue Planet: Global Water Education Conference, recentemente svoltosi in Montana. Per l’equipe di Harvard, in ballo vi è la massa ed il metabolismo corporeo. Bere bevande zuccherate fornisce molto zucchero: ciò fa aumentare peso e, di conseguenza, aumenta il rischio di malattie metaboliche. Perciò, spiegano gli studiosi, meglio essere prudenti: "Per ridurre il rischio di obesità e malattie cardio-metaboliche, è importante ridurre il consumo di bevande zuccherate e sostituirle con scelte più salutari come il tè senza zucchero o acqua e caffè". Hu e compagni ritengono così come il cambio acqua al posto di bibite zuccherate porti benefici concreti e tangibili: ad esempio, un -7% per il rischio di diabete di tipo 2. Aldilà dei bonus per il singolo, una riduzione notevole di spesa e carico per la sanità pubblica.

19.09.2011


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28 Settembre 2011 IMCI-DocClinica0

Chi fuma nella prima mezz’ora dopo il risveglio ha il 79% di probabilità in più di sviluppare un cancro ai polmoni di chi aspetta almeno un’ora prima di accendersi la prima "bionda". È il lapidario risultato di uno studio pubblicato nella rivista scientifica Cancer. Questa abitudine sarebbe legata anche a un riscio particolarmente elevato (59%) di sviluppare altri tipi di tumore, come quello al collo. Il motivo, ipotizzano gli scienziati, potrebbe essere che chi sente il bisogno di fumare così presto ha livelli più alti di nicotina nel sangue e quindi maggior dipendenza dalle sigarette, oppure che a quest’ora si fuma più intensamente rispetto alle altre ore della giornata.

09.08.2011


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