31 Ottobre 2008 IMCI-DocEditoriale0

Le droghe, nelle società occidentali, sono state, fino alla metà del Novecento, consumate soltanto da qualche stravagante intellettuale. Alla fine degli anni Cinquanta, però, con l’avvento delle società consumistiche e con il diffondersi delle comunicazioni di massa, la droga è diventata un’esperienza culturale e, nella maggior parte dei casi, è utilizzata per sentirsi e per percepirsi diversi. I giovani rifiutano i modelli di società moderna e si avvicinano a quelle legate al mito della droga. Scoprono, così, intellettuali di culture alternative. Nasce il movimento “Beat”. Questo nuovo ed alternativo modo di percepire la realtà si sviluppa prima negli Stati Uniti d’America e, in seguito, per un processo indotto, si diffonde nell’intero mondo occidentale. Negli USA il teorico di tale cultura è Leary, considerato addirittura il “profeta” dell’allucinogeno “LSD”. Egli ha come punto di riferimento la teoria di Marcuse, autore del libro Luomo a una dimensione, e, pertanto, sostiene che ogni essere umano potrebbe subire una veloce trasformazione e diventare un uomo completamente nuovo sia con la rivoluzione psichedelica sia con gli stimoli degli allucinogeni (estasi spirituale, pellegrinaggio religioso). Nel 1968 scoppia, dopo un periodo di esaltanti successi negli Stati Uniti d’America, la contestazione giovanile anche nei maggiori paesi europei. Alcuni studiosi sostengono che le idee del “Sessantotto” siano fallite anche per responsabilità della droga. Negli anni Settanta, intanto che alcune istanze della contestazione si sono incanalate nelle culture e nelle ideologie tradizionali ed altre si sono orientate verso organizzazioni terroristiche, la maggior parte dei giovani si è persa nelle nebbie del fumo degli spinelli, si è smarrita nell’ebbrezza delle amfetamine e si è dissolta nelle allucinazioni del LSD. Il mondo, sognato durante la contestazione, è, in taldroga_02.jpg modo, rimasto un’utopia e le nuove generazioni sono state costrette, per lenire le ansie e per sfuggire alle insicurezze e alle frustrazioni, a rifugiarsi nei paradisi artificiali delle droghe. Il consumo e la diffusione delle droghe sono diventati, così, fenomeni non controllabili. E’, perciò, diventato, oggi, urgente introdurre un’effettiva attività di prevenzione dei disagi giovanili. L’uso della droga per un giovane non è, infatti, il punto di partenza di un disagio, ma il punto d’arrivo di una già avvenuta disgregazione a livello psicologico. I disagi psicologici, è da tener presente, dipendono da una personalità fragile; nei giovani adolescenti sono addirittura una condizione normale di un periodo particolare dell’età evolutiva. L’adolescente, da un lato, non è più bambino e, dall’altro, non è ancora adulto. In una simile ambivalenza, egli deve cercare una propria strada; si ribella ai genitori perché rappresentano il rifugio dell’infanzia da cui deve uscire; non riesce ad accettare nemmeno l’età adulta per paura delle proprie responsabilità. Il conflitto sembra inestricabile. Fare, dunque, prevenzione, durante tale periodo dell’età evolutiva, deve innanzitutto servire a “sfatare” l’illusione che le sofferenze, le disgregazioni psicologiche ed i disagi possano essere risolti a livello psicologico; inoltre, deve stimolare nei giovani l’acquisizione di adeguati strumenti intellettivi, per interpretare facilmente le realtà, di codici linguistici, per esprimersi e per comunicare con gli altri, e di abilità cognitive ed operative, per intervenire sui problemi e per risolverli. Soltanto in questo modo si potranno, infatti, comprendere criticamente le veloci trasformazioni delle nostre società e riuscire, così, a convivere, senza alcun disagio, con esse e a governarne rigorosamente gli sviluppi.

 

(31/10/2008)


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18 Settembre 2008 IMCI-DocEditoriale0

L’amore, spesso confuso con l’innamoramento, riveste, nella fase dell’adolescenza, un significato particolare. Esso è vissuto come valore assoluto ed è un cogliere nella persona amata soltanto qualità; di qui le continue delusioni.  L’amore vero e proprio è, invece, secondo lo psicologo americano Sternberg, una perfetta sintesi di tre fattori: emotivo (intimità), motivazionale (passione) e cognitivo (impegno). Dal modo di combinarsi delle tre componenti (intimità, passione e impegno) nascono le varie forme d’amore:

  • quando è presente soltanto l’intimità nasce la simpatia;
  • quando è presente soltanto la passione si realizza l’infatuazione;
  • quando è presente soltanto l’impegno si ha l’amore vuoto.

Nel caso che manchi l’impegno e siano presenti sia l’intimità sia la passione nasce l’amore romantico; nel caso, invece, che venga a mancare l’intimità e siano presenti sia la passione sia l’impegno si ha un amore fatuo; nel caso, infine, manchi la passione e siano presenti tanto l’intimità quanto l’impegno si realizza un sodalizio damore. L’amore ha, poi, una sua dinamica, che si sviluppa in alcune fasi:a) incontro b) attrazione c) dipendenza d) innamoramento e) amore La fase molto coinvolgente e, a volte, stravolgente è l’innamoramento. Questo è identificabile, per le sue caratteristiche, alla stessa adolescenza. E’ sempre trasgressione e frattura con il passato. Per chi è innamorato soltanto il presente è storia; il passato diventa preistoria. Attraverso l’amore, un individuo, avendo riacquistato l’equilibrio psicologico ed avendo costruito, nello stesso tempo, la sintesi dei tre fattori (emotivo, motivazionale e cognitivo), riesce a scorgere nella persona amata non solo qualità ma anche difetti e ad accettarla per quello che è nella realtà. L’amore, perciò, al contrario dell’innamoramento, può essere rappresentato come continua conquista del bene altrui e come progetto di vita.

(18/09/2008)


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Nell’adolescenza, secondo Freud, compare, nello sviluppo dell’affettività e della sessualità, lo stadio genitale. In tale fase, gli impulsi sessuali riemergono prorompenti e sono indirizzati verso soggetti dell’altro sesso. Il piacere è concepito in modo più completo, è spogliato del narcisismo delle altre fasi ed è volto all’amore verso gli altri. L’Io adolescenziale non sempre riesce a controllare l’aumento della pressione istintiva; spesso riemergono, in tale età, le pulsioni sessuali infantili e, quindi, si sviluppano conflitti e paure sulla propria identità sessuale. La sessualità, nell’età adolescenziale, si riflette sull’intera personalità di un individuo. L’adolescente, infatti, nello stesso momento in cui riorganizza la propria vita affettiva, a causa dei continui tentativi per liberarsi dalla dipendenza dei genitori, ha difficoltà a comprendere e a controllare le istanze sessuali e la realtà circostante. Egli, perciò, coltiva intensamente le amicizie fino ad idealizzarle. L’esigenza d’indipendenza ed il distacco psicologico dall’ambiente familiare, da un lato, avviano l’adolescente verso la maturità e, dall’altro, lo avviano, rendendolo emotivamente insicuro, verso una situazione di conflitto emotivo e d’ambivalenza psicologica. Quest’ultimo tipo di disagio si trasforma, a volte, addirittura in un vero e proprio malessere fisico (mal di testa, disturbi gastrici e così via).

(18/09/2008)


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L’analisi dei tratti della personalità dei soggetti obesi permette di comprendere meglio i loro comportamenti alimentari

 

E’ questo, in sostanza, il risultato finale di un’indagine psicometrica condotta su un gruppo di soggetti obesi (n=442). La mancanza di autocontrollo e l’incapacità ad adottare un regime alimentare restrittivo, sono le prime due associazioni emergenti negli obesi che mostravano sintomi depressivi e bassa autostima. Al contrario, quelli che tentavano di tenere sotto controllo l’assunzione di cibo e il peso corporeo, hanno evidenziato un carattere più forte e più resistente agli stimoli esterni. Questi ultimi soggetti avevano anche ambizioni ed obbiettivi precisi dimostrando una personalità estroversa ed emozioni stabili.

Eating Behaviors 9 (2008) 285-293 Kristina Elfhag et al


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E’ il ramoscello nel quale prima o poi inciampiamo tutti, la trave che fin dai tempi antichi abbiamo nell’occhio ma che ignoriamo, inorriditi dalla pagliuzza altrui. E’ l’ipocrisia. Stavolta è inutile dare la colpa alla velocità della recente evoluzione della società umana, perché, secondo gli esperti, si tratta di una caratteristica che accompagna l’essere umano da sempre. Lo psicologo Piercarlo Valdesolo, ricercatore della Northeastern University e docente di "Psicologia della moralità" presso l’Amherst College, nel Massachusetts, ha condotto uno studio proprio su questo, dimostrando quanto l’ipocrisia vada a braccetto con i nostri meccanismi mentali.

L’esperimento, che verrà pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, ha preso in esame 85 persone, suddivise in due gruppi, uno di 42 e l’altro di 43. I partecipanti sono stati messi di fronte a una domanda: ti senti più un tipo lento e perditempo o dinamico e affidabile? La maggior parte ha appoggiato la prima soluzione, confermando poi di sentirsi dalla parte del giusto. Ma, dopo aver saputo che anche gli altri avevano dato la stessa risposta, tutti si sono indignati additando gli altri come bugiardi.

I ricercatori americani sono andati oltre, chiedendo ai soggetti di ripetere l’operazione dopo aver memorizzato lunghe strisce numeriche. Lo sforzo mentale, gravoso e distraente, ha di colpo reso imparziali gli intervistati che dopo l’esercizio hanno fatto mea culpa, ammettendo quanto in fondo i propri difetti non fossero meno gravi di quelli altrui. La chiave, secondo gli studiosi, sta nel tempo, tempo trascorso a pensare.
 

"Quando ci prendiamo qualche minuto per riflettere – spiega Valdesolo – riusciamo a inquadrare il nostro comportamento, cosa che altrimenti non facciamo, guardando unicamente agli errori altrui". Secondo lo studioso americano si tratterebbe dunque di un errore di distrazione, una sorta di riflesso condizionato che l’essere umano, istintivo e tendenzialmente passionale, subirebbe ogni giorno, salvo poi ritagliarsi qualche sano momento di meditazione.

Secondo lo psicologo e psicoterapeuta torinese Giancarlo Gramaglia la spiegazione non è però così lineare. Né, sopratutto, consapevole: "Dietro ad un comportamento ipocrita – spiega – c’è sempre una qualche forma di patologia, difensiva o aggressiva a seconda dei casi". Secondo Gramaglia un soggetto psicologicamente sano non soffre di ipocrisia ma anzi è equilibrato e capace di ragionare. "Freud diceva che la salute è portatrice naturale di onestà – continua – e lo dimostra il fatto che il bambino non mente: se una cosa non lo convince prende e si allontana, e se tu non gli piaci te lo dice in faccia". L’idea della malattia però in questo caso è difficile da accettare e spesso si nasconde dietro quelli che l’esperto definisce "motivi storici", che sono poi le esperienze traumatiche che ciascuno vive, in misura più o meno affrontabile, nel corso della vita.

Anche dietro alla cattiveria e alla meschinità, dunque, ci sarebbe una patologia latente che, secondo lo studioso torinese, è comunque possibile curare. Il Laboratorio di Formazione e Lettura Psicoanalitica di Torino, di cui Gramaglia è presidente, si occupa anche di questo; altro punto di riferimento importante in Italia sotto questo punto di vista è l’istituto Studium Cartello di Milano.

Gli scienziati dell’università americana ritengono invece che dietro l’ipocrisia ci sia quell’istinto di sopravvivenza che fa parte della natura umana e che a volte ci porta a mentire, persino a commettere crimini. In questo caso, spinge gli uomini ad essere indulgenti con se stessi, a scapito dell’opinione che ci si fa del prossimo. Niente malattia, dunque, ma sano egoismo, scelta consapevole, con l’unica aggravante di un’indole impulsiva. Questa diversità di interpretazione racchiude una diatriba bel più ampia tra due scuole di pensiero, da una parte quella derivante dagli studi di Freud, secondo il quale l’istinto non esiste e ogni azione è frutto di una elaborazione cerebrale, e dall’altra quella di chi riconduce il comportamento alle pulsioni.

Al di là delle cause, la parte più difficile resta comunque quella del curare gli effetti. "Chiedere a tutti di contare fino a dieci prima di sparare un giudizio è un po’ difficile, oltre che poco simpatico – conclude Valdesolo – Forse la cosa migliore sarebbe ascoltarsi un paio di canzoni con l’iPod, e poi riflettere su ciò che è successo".

La Repubblica (08/07/2008)


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Gli effetti di ecstasy, cocaina, alcol e di altre droghe reali sarebbero riproducibili ascoltando dei particolari file audio in vendita su Internet.

Secondo nientemeno che la Guardia di Finanza, un nuovo pericolo per adolescenti e giovani verrebbe dal web e sarebbe trasportato dalle onde sonore, che si stanno affiancando alle droghe tradizionali e conquistando sempre più terreno.

Secondo quanto detto dalle Fiamme Gialle, alcune onde in bassa frequenza sarebbero in grado di far provare al cervello le stesse sensazioni che sono più tradizionalmente associate a marijuana, cocaina, alcol, ecstasy e compagnia.

Per quanto la cosa sembri almeno un po’ strana, l’allarme sarebbe confermato dal colonnello Umberto Rapetto, che ha dato generalmente prova di sapere quel che dice.

Le onde sonore comprese tra i 7 e i 13 Hertz, dunque, avrebbero un effetto rilassante, mentre altre avrebbero l’effetto opposto, ossia eccitante o euforizzante. Scoperta questa correlazione tra suoni e stati d’animo (di cui peraltro si parla da tempo quando si discetta di musica e relax e di quanto faccia bene Mozart alle mucche), la creazione di un mercato di cyberdroghe sarebbe stata il logico passo successivo.

Sembrerebbe che tutto sia partito da siti come I-Doser che propongono "metodi sicuri per sincronizzare le onde cerebrali" con cui raggiungere uno "stato simulato". Secondo il colonnello Rapetto, suoni come quelli presi in esame dalla GdF sarebbero usati all’estero dalla polizia "come deterrenti, ad esempio nelle discoteche, per calmare i ragazzi".

Come per le sostanze tradizionali, si inizierebbe con qualche file-campione gratuito per poi andare alla ricerca di "dosi" a pagamento sotto forma di Cd. Pare che un disco contenente "Marijuana, Cocaina, Oppio e Peyote" costi 16 euro. C’è da chiedersi se ci sia anche il Drm, altrimenti presto eMule potrebbe trasformarsi in un distributore di cyberdroga gratuita. O forse è tutto un astuto piano per vietare il p2p accusandolo di spaccio di droga.

Al di là delle battute, se gli esperti che stanno analizzando la situazione – contattati dal Nucleo Speciale Frodi Telematiche – ne confermeranno la pericolosità, ci si potrà aspettare una diffusione decisamente maggiore e più semplice di questi filetti allucinogeni rispetto alle droghe note, che potranno essere scaricati anche solo per provare.

D’altra parte, finché non si avranno notizie più certe, è bene non scatenare il panico. Contiamo nella collaborazione di tutti voi lettori per cercare di capire se sia tutta una grande bufala o se in questa storia ci sia almeno un fondo di verità.

Zeus News (02/07/2008)


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Quando i ruoli erano immutabili… 

È da un po’ che sono preoccupato. Il bambino è svogliato, se gli parli non risponde, se lo fa ti risponde male e se gli chiedi perché è irritato ti dice che non è vero.  Si chiude in se stesso, guarda continuamente e ossessivamente quei cartoni e continua inesorabilmente ad infastidire il fratellino, toccandolo alla pancia con  fare ossessivo e ossessionato. Ma che comportamento è? Eppure è un bambino diligente ed educato, sensibile, ama la musica, il suo carlino, si occupa delle piante non facendogli mancare mai l’acqua, si occupa del cane dandogli ad ogni pasto la sua razione di croccantini, ma si accanisce contro il fratellino.

Il suo, più che un comportamento discolo, forse, è un grido di aiuto. Fa tutto questo per far capire qualcosa che non può dire o non sa come dire. Si comporta come un adulto tranne che per quella mania di molestare, infastidire, tormentare il fratellino.

Se gli chiedi se ha mangiato o se è uscito o se abbia fatto i compiti ti dice sempre di si ed è come se con il suo comportamento volesse coprire un qualcosa che non si definisce, sembra quasi il comportamento di una mamma che copre il figlioletto che in qualche maniera non si comporta correttamente e che fa qualche piccola marachella. 

Lo vedo preoccupato e a volte il suo sguardo spento, mentre i suoi occhi sono lontani di fronte alla TV, dicono che cosa ne sarà di noi? Che faremo io e mio fratello in questa lite che non finisce mai?

Se chiedi una cosa di sua madre, è li pronto a difenderla e giustificarla a volte dicendo anche una bugia, un comportamento non certo di un bambino di 11 anni. Si comporta come un adulto e difende la madre da ingiustificate assenze e diventa promotore di una azione di equilibrio familiare.

Sua madre, invece, si comporta come una bambina ed è li a vivere una vita tutta suacarlino.jpg correndo dietro alle cottarelle adolescenziali e al suo dialogo fatto di continui sms, sotto gli occhi attenti del bambino che in realtà è molto più grande e maturo. La spiegazione di questo fenomeno è che la conduzione della casa è in mano alla madre che non lascia più lo spazio al bambino per le sue bravate adolescenziali ma si prende uno spazio che è suo. A lui tocca fare il governo ombra, fare il genitore del suo genitore anche in una situazione così delicata. E dopo torna candidamente a suonare il suo pianoforte da bambino diligente e si riprende la sua adolescenza. E continuano i bambini ad annaffiare il loro bonsai, a spegnere le luci e chiudere le finestre prima di andare a nanna e forse a sognare da bambini, mentre la madre già dorme.

I genitori dei figli ormai hanno paura. Sono fuori controllo, aggressivi, strafottenti. Non solo hanno paura a confrontarsi con la prole ma ricorrono agli urli per sottolineare il loro potere, un potere che in realtà non si traduce in un insegnamento continuo e costante.

Ci si accorge che in certe famiglie, sbrindellate dalle liti, erose nei punti di riferimento, isolate dalla società reale e chiuse in un mero egoismo di ragioni, la conoscenza non passa più da padre in figlio ma, il contrario. Il figlio-padre/madre all’età di dieci anni, sa prendersi le proprie responsabilità, mentre la madre non è in grado di assumersele e lascia la sua vita alla deriva, trastullandosi con la ricerca di un amore perduto o mai avuto a causa di un suo problema edipico. Lei, donna forte, con l’aria di non cedere mai a nessuno, aggressiva e arrogante che ha sempre qualche cosa da dire per prendersi tutte le ragioni di donna, bistrattata e maltrattata, che vuole apparire volutamente vittima di un uomo cattivo e aggressore, fa di tutto per confondere quel bambino, per togliergli ogni punto di riferimento. Fa di tutto per calpestare la sua dignità, in modo da attirare il consenso di consigliere ignoranti e disinteressate che danno consigli insani ad una insana persona. Chissà, forse lei ha bisogno di una pastiglia che l’aiuti ad amare i suoi figli?

Per la madre il figlio sa di essere una scommessa. La madre non sa di essere una lotteria.


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Sanità per tutti e riorganizzazione della ricerca biomedica. Sono le linee programmatiche lungo le quali si muoverà la sanità del governo Berlusconi IV, annunciate in anteprima a Roma dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio durante la cerimonia di apertura del 43° congresso della Società italiana di radiologia medica (Sirm). Una platea non casuale quella scelta da Fazio, essendo egli stesso radiologo. Per Fazio, è prioritario ottimizzare e rendere omogenee le prestazioni sanitarie su tutto il territorio del paese, puntando a eliminare le differenze tra nord e sud. «Il punto cruciale del nostro programma – dice Fazio – è quello di ridurre le liste d’attesa ». Come? «Pensiamo di consentire lo splafonamento delle liste d’attesa, aprendo a quelle strutture private accreditate che potranno fregiarsi di un “bollino d’oro”, in pratica la concessione di un secondo accreditamento su basi più severe». Dunque, sì al privato, ma che sia di estrema qualità. «Per centrare questi obiettivi tecnologica – prosegue il neo sottosegretario – è sicuramente necessario garantire un’adeguatezza. Tuttavia non basta. Sono altrettanto importanti l’appropriatezza della richiesta dell’esame e una corretta refertazione». Essendodocente di radiologia all’università di Milano “Vita e Salute”, Fazio si muove su un terreno ben conosciuto. «Il radiologo deve iniziare da un’anamnesi e finire con una conclusione diagnostica, prendendosene la responsabilità», sostiene il sottosegretario, che annuncia un secondo obiettivo: la riduzione della mobilità interregionale, alla ricerca di migliori prestazioni diagnostiche. A tal fine, il sottosegretario alla Salute sottolinea l’imprescindibilità della definizione di un nuovo sistema di verifica della qualità, a partire dalla valutazione della singola prestazione. Un aiuto potrà venire anche dalla stesura di nuove linee guida per più appropriati percorsi diagnosticoterapeutici per diverse patologie. In merito al rinnovamento del parco tecnologico, Fazio annuncia la prossima erogazione di fondi strutturali comunitari che, in particolare, saranno destinati a Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Fondi già stanziati da Bruxelles per il settennio 2007-2013, ma non ancora utilizzati. Nel progetto di armonizzazione della sanità italiana, il governo intende incentivare la creazione di centri unici di prenotazione, che dovranno essere il più possibile automatizzati in modo da snellire le procedure di richiesta di prestazioni. «Tutto questo – sottolinea Fazio – ha però un costo. Per sopperire alla necessaria copertura economica, si deve risparmiare, creando una sanità digitalizzata “paperless” e con una migliore appropriatezza delle prestazioni. Non solo. Occorre promuovere l’associazione di impresa tra grandi gruppi privati e settore pubblico. Stiamo pensando anche a dei sistemi di incentivi- disincentivi nei processi manageriali all’interno delle Asl». Altro punto programmatico, è la riorganizzazione della ricerca biomedica. «Per fare questo – anticipa Fazio – i ministeri dell’Università e ricerca scientifica e quello deputato alla salute, metteranno assieme delle risorse per definire programmi comuni di ricerca. L’erogazione dei fondi avverrà nelle aree dove c’è maggiore bisogno di competenze, come l’oncologia, le neuroscienze, le patologie materno infantili. Pensiamo di istituire una commissione unica dedicata a questo aspetto». Ma Fazio ormai è lanciato. «Va anche incentivata la ricerca del settore privato – conclude – riducendo gli oneri sociali alle aziende e favorendo la creazione di spin off». Le novità non sono finite qui. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, intervenuto al congresso Sirm a portare il saluto del governo, si sbilancia: «Pensiamo – sottolinea – di ripristinare prossimamente il ministero della Salute, aggiustando una situazione che abbiamo ereditato dal precedente esecutivo».
MedWeb (05/06/2008)

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Le società tecnologicamente avanzate, soggette a continue e veloci trasformazioni, possono produrre nell’individuo disturbi mentali e psicofisiologici. Di solito, tali disturbi si manifestano in periodi di particolari cambiamenti sociali. Essi, poi, diventano dirompenti nel momento in cui anche un individuo, come, ad esempio, l’adolescente, si trova nella condizione di trasformazione fisiologica e psicologica.

I ragazzi adolescenti, costretti ad affrontare una quantità di richieste che la società pone e, nello stesso tempo, a controllare la rivoluzione biologica, scatenatasi durante la pubertà, non riescono a tenere stabile l’equilibrio psicofisico. Ciò non produce quasi mai problemi psichici gravi, ma predispone alla vulnerabilità e a forme di disturbo e di sofferenza psicologica. Le forme di disturbo alle quali sono soggetti spesso gli adolescenti sono l’angoscia, la depressione, l’ipocondria, l’anoressia, la bulimia e così via. In genere l’angoscia, a differenza dell’ansia, è la paura dell’indeterminato. L’adolescente angosciato prova, infatti, una paura improvvisa per qualche cosa che non riesce nemmeno a capire e ad individuare. Spesso è agitato ed inquieto; ha vertigini, nausee e mal di testa. Le cause dell’angoscia, durante l’adolescenza, sono da attribuire, secondo alcuni studiosi, o ai difficili rapporti con i genitori oppure ai sensi di colpa, che in tale età si scatenano per le intense pulsioni aggressive e sessuali.

Un’altra forma di disturbo adolescenziale è la depressione che può assumere o la connotazione di un senso di vuoto oppure quella della perdita d’identità. Spesso l’adolescente depresso avverte un profondo senso di vuoto. Ciò avviene perché egli sta abbandonando l’Io infantile e ancora non possiede un “Io” adulto e, quindi, non è preparato ad affrontare la vita. Questa transizione gli produce un profondo stato d’angoscia, provando anche forti sentimenti, che non riesce ad esprimere. La seconda connotazione della depressione è quella della perdita d’identità. Questa si manifesta spesso quando s’interrompono bruscamente i rapporti di relazione con un genitore o con un amico. Nella società attuale anche l’ipocondria è diventata una forma di disturbo molto preoccupante. Numerosi adolescenti, ma non solo, si preoccupano, infatti, eccessivamente della propria salute, interpretando normali sensazioni come sintomi di una vera malattia.

Tra gli adolescenti, oggi, si sono diffusi anche i disturbi psicologici dell’alimentazione: anoressia e bulimia. La prima è una malattia, che, letteralmente, significa “mancanza dappetito”; ad essa sono soggetti numerosi adolescenti, specialmente di sesso femminile. Essa è un grave disturbo mentale. Il soggetto anoressico si percepisce, spesso contro ogni evidenza, obeso e, pertanto, rifiuta di mangiare. Oppure si siede a tavola e mangia regolarmente o meglio finge di mangiare, ma, appena dopo i pasti, si reca in bagno, per “vomitare”. In tali soggetti il progressivo dimagrimento non ha soltanto conseguenze fisiche e simboliche. Nelle ragazze adolescenti scompaiono i caratteri sessuali secondari (il ciclo mestruale s’interrompe e il seno si appiattisce). In sostanza, le adolescenti, in modo inconscio, stanno rifiutando l’identità sessuale che hanno acquisito per fare, secondo alcuni studiosi, un “dispetto” alla madre. Esse arrivano al disturbo dell’anoressia, perché hanno vissuto un difficile rapporto con la madre (sono state trascurate durante l’infanzia). Nell’adolescenza c’è anche chi ha un irrefrenabile bisogno di mangiare: il soggetto bulimico. Un buon appetito è, in verità, sintomo di benessere e di salute. Il cibo, quando si trasforma, però, in un’ossessione, in un’idea fissa, allora subentra il disturbo bulimico, che è una patologia di natura emotiva. La bulimia è, come disturbo alimentare, più frequente, anche se meno evidente, dell’anoressia. Spesso il soggetto bulimico si autoprovoca il “vomito” e, quindi, non sempre è anche obeso. Il termine letteralmente significa “fame da bue”. Anche la bulimia è un disturbo che colpisce prevalentemente le adolescenti, che, a differenza delle anoressiche, hanno vergogna e provano un senso di colpa per il loro stato. Cercano di tenere, perciò, nascosto tale condizione. I soggetti bulimici hanno una personalità fragile: basso livello d’autostima e preoccupazione di essere giudicati dagli altri. Secondo alcuni studiosi, il fattore di rischio che è causa della bulimia sarebbe la scarsa relazionalità affettiva tra i soggetti che ne sono affetti ed i loro padri. Uno degli strumenti per superare tale disturbo è la psicoterapia.

Oggi nel campo psicoterapeutico stanno avendo un certo successo sia le tecniche cognitive d’auto-osservazione sia la terapia di gruppo.

 


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