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Sostanze legali e apparentemente innocue. Si comprano sul web. Hanno l’effetto di cocaina ed ecstasy. Pericoli ignoti.

Droghe travestite da sali da bagno, profumatori d’ambiente e fertilizzanti per piante. Sul mercato sono commercializzate così per non attirare l’attenzione della polizia giudiziaria. Poi però vengono usate come allucinogeni o stimolanti. Le smart drugs sono sostanze legali ma provocano gli stessi effetti delle droghe “classiche” come cannabis, ecstasy e cocaina. F. ha fumato due volte la “Spice”, marijuana sintetica venduta come incenso: «Gli effetti sono stati potentissimi più di qualunque altra canna. Avevo la salivazione azzerata e non mi ricordavo neanche bene dove fossi. Il tutto è durato oltre 4 ore».
 

IN COMMERCIO 670 SOSTANZE. Attualmente in commercio ci sono 670 sostanze diverse e ogni anno il mercato offre 20 prodotti nuovi. Il fenomeno è nato alla fine degli Anni 90 in Stati Uniti, col tempo si è radicato anche in Europa, prima in Gran Bretagna e ultimamente è arrivato anche in Italia. A confermarlo è il professor Fabrizio Schifano dell’università di Hertfordshire nel Regno Unito, consulente del governo italiano sugli stupefacenti: «Negli ultimi tre anni c’è stato un boom di nuove sostanze. Mentre prima rimanevano confinate nel Regno Unito ora arrivano in tempo reale anche in Italia». A facilitare questo boom sono stati anche i ritardi legislativi dell’ordinamento italiano.

IL “RITOCCO” DELLE MOLECOLE. Nel momento in cui una sostanza viene inserita nella tabella degli stupefacenti del ministero della Salute immediatamente qualcuno ne modifica leggermente la molecola per farla tornare legale: «C’è un eterna rincorsa tra autorità e produttori di stupefacenti, con i primi sempre in leggero ma decisivo ritardo» sostiene Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl Milano. Si potrebbe supporre che a fare queste modifiche siano laboratori ad alto tasso tecnologico legati alle mafie.

LABORATORI ABUSIVI NEI GARAGE. In realtà, invece, molto spesso le nuove molecole vengono sintetizzate artigianalmente da cani sciolti con conoscenze basilari di chimica e senza attrezzature particolari. Spesso queste “fabbriche di droghe” sono garage e soffitte sparse in luoghi non identificabili. In questo modo si accorciano anche le distanze tra produttore e consumatore dato che non si è legati alla produzione agricola, alla raffinatura e allo stoccaggio.  Ma se la produzione in laboratorio di per se non è un fenomeno recente, la vera novità sta piuttosto nella distribuzione legata al web. Secondo i dati dell’Oedt (Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze) i siti online che commercializzano stupefacenti sono passati dai 170 del 2010 ai 690 del 2012.  Per contrastare la crescita del fenomeno il dipartimento Politiche antidroga in collaborazione con il ministero dell’Interno e i carabinieri hanno attivato un’unità di monitoraggio del web, ma vengono presi in considerazione solo i siti in lingua italiana.

CON 18 DOLLARI 50 DOSI DI MCPP. Per esempio con una veloce ricerca su Google si arriva al sito Legal party drugs: un semplice click all’opzione “aggiungi al carrello” ed è possibile acquistare l’mcpp, sostanza legale in Italia con effetti simili all’ecstasy: con 18 dollari, pagabili con carte Visa, Mastercard e American Express ci si porta a casa un grammo, sufficiente per almeno 50 dosi. Gatti è convinto che internet abbia cambiato le modalità di assumere gli stupefacenti«I forti mutamenti culturali hanno creato una sorta di mp3 della droga: il consumo deve essere facile, l’offerta ampia, a basso costo e immediatamente fruibile. Mi altero ma poi torno immediatamente alla mia vita di tutti i giorni».
 

ACQUISTI DIRETTAMENTE DA SMARTPHONE. Per Lab57 (Laboratorio antiproibizionista Bologna) che si propone di fornire supporto informativo, medico e psicologico sulle problematiche legate all’uso delle sostanze stupefacenti, i canali di distribuzione vanno di pari passo con i nuovi dispositivi e le connessioni mobili: «Ormai la gente scopre nuove modi per sballarsi e con totale incoscienza acquista le sostanze direttamente con lo smartphone».
 

LA PROGRESSIVA CHIUSURA DEGLI SMART SHOP. Parallelamente al crescita del mercato online si è assistito alla chiusura degli smart shop, punti vendita specializzati, stroncati anche dalle numerose indagini dei carabinieri del Nas.  Per esempio Magica Italia 2012, una guida dettagliata e aggiornata per i cultori del settore, indica tuttora alcuni negozi milanesi come venditori di smart drugs, ma alla richiesta di determinati prodotti i gestori sembrano cadere dalle nuvole: «Qua si fanno solo tatuaggi e piercing», dicono.

Il rischio di mix di sostanze

L’allarme, però, va ben oltre. E tocca anche la sfera della salute. «Spesso quando i medici si vedono arrivare i ragazzi al pronto soccorso non hanno la più pallida idea di cosa abbiano preso» ricorda Fabrizio Schifano. A rafforzare questa tesi sono i dati forniti dal Centro antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano: nel periodo compreso tra il 2010 e il 2012 si sono registrati 1.783 episodi di esposizioni a stupefacenti per uso ricreativo e nel 48% dei casi i kit di identificazione in urgenza non hanno riconosciuto le sostanze assunte dal paziente.

EFFETTI A LUNGO TERMINE NON PREVEDIBILI. In situazioni simili l’unica terapia possibile è di supporto alle funzioni vitali se deficitarie. La dottoressa Franca Davanzo, direttrice del centro, invita a non sottovalutare le smart drugs: «È un fenomeno da tenere attentamente sotto controllo poiché le sostanze sono le più disparate e per lo più sconosciute». A questo si aggiungono gli effetti a lungo termine ancora più imprevedibili e quindi potenzialmente devastanti. In ogni caso le situazioni più a rischio si vengono a creare quando sia assumono droghe, sintetiche e naturali, contemporaneamente. Davanzo ricorda il caso più grave che si è trovata ad affrontare«Un ragazzo di 17 anni a un rave aveva mischiato sostanze sintetiche con eroina, cocaina e alcolici: è morto dopo pochi giorni senza mai riprendere conoscenza».
 

LA GUERRA SUI NUMERI IN ITALIA. Se sulla pericolosità del fenomeno gli addetti ai lavori sono tutti d’accordo, non si può dire lo stesso sulla diffusione in Italia. I dati più pessimisti arrivano dalla polizia giudiziaria Direzione distrettuale antimafia secondo cui il 60% dei giovani ha provato almeno una volta le smart drugs. Numeri fuori dalla realtà secondo molti operatori sociali. «Si tratta di un fenomeno marginale, sono sostanze usate solo dagli sperimentatori», dichiara Marco Brunetti della Onlus Comunità Nuova. Tra queste due opinioni agli antipodi ce ne sono molto altre intermedie e il futuro appare incerto, come sostiene Gatti: «Difficile prevedere come andrà a finire. La situazione è fluida e quindi ancora più pericolosa». Un’incertezza che secondo lo stesso Gatti ha colto impreparata l’intera classe politica: «Chi fa le leggi ha in mente la droga di 30 anni fa e non è per niente consapevole di come internet abbia cambiato tutto».

17.02.2013


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I social network hanno cambiato le relazioni umane? La ricercatrice Susan Greenfield tenta di rispondere al quesito analizzando in che modo Facebook agisce sulle menti degli utenti.

FACEBOOK OGGI – La nuova interfaccia Facebook per mobile, in cui al posto delle solite applicazioni e widget mostra direttamente gli aggiornamenti degli amici, è ritenuta “discutibile” da chi si occupa di studiare il comportamento umano. Susan Greenfield, neuroscienziato, ha spiegato a The Telegrap che la nuova funzionalità di Facebook può “modificare” il nostro cervello: che cosa significa?

MODO DI RAGIONARE – Anche Die Bild ha affrontato l’argomento spiegando che “a prima vista l’interfaccia Facebook appare innocua ma il sapere che cosa fanno gli amici attraverso la pubblicazione di notizie e immagini può causare l’ossessione negli utenti”. Insomma, Facebook spinge le persone all’ossessione perché fa crescere il desiderio di essere sempre aggiornati e informati sulla vita degli altri o in alternativa di condividere qualsiasi momento della vita reale e tramutarlo in un fatto virtuale. Facebook uccide l’individualità, secondo Greenfield, e porta le persone ad uccidere la privacy anziché tutelarla.

FACEBOOK, OSSESSIONE – ”Il cervello umano è malleabile e in grado di adattarsi all’ambiente. Dal momento che viviamo in un momento in cui la realtà digitale è in rapida espansione, siamo sempre pronti a controllare quello che fanno gli altri (in questo caso gli amici di Facebook) e quali sono le loro opinioni. Questo ha cambiato il nostro modo di pensare e di vedere molte cose”, ha spiegato ancora la studiosa. Il nostro pensiero è influenzato dal parere altrui, al punto che gli utenti finiscono per dare valore alle proprie affermazioni in base al successo ottenuto in rete. Le persone sono ossessionate dal voler “piacere” ai loro amici digitali e per raccogliere “mi piace” sono disposti a perdere la privacy. Greenfield spiega che gli utenti sono finiti per essere non quello che sono ma quello che gli altri vedono in rete. 

08.04.2013


Istituto Medico Chirurgico - Termoli aut. san. reg. n.138 del 31.08.2011