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2 Agosto 2013 IMCI-DocNEWS0

Piccole dosi iniettate nel fegato potrebbero rappresentare una svolta

Si possono rallentare l’indebolimento fisico e la fragilità dell’età avanzata grazie a piccole dosi di testosterone somministrate per via orale direttamente al fegato. In base a uno studio dell’Istituto Garvan di Sydney pubblicato sull’European Journal of Endocrinology, in questo modo si può evitare l’atrofizzazione dei muscoli associata all’invecchiamento, oltre a molte malattie croniche. Si evitano effetti collaterali – I risultati mostrano che puro testosterone cristallino per via orale raggiunge direttamente il feg ato senza disperdersi nel flusso sanguigno e in altri organi. L’endocrinologo Ken Ho, a guida del progetto spiega che il metodo, sperimentato con successo su un campione di donne in post-menopausa, stimola la sintesi delle proteine nella stessa misura raggiunta da altri metodi più rischiosi. L’esperto aggiunge: "La nostra invenzione è in realtà piuttosto semplice. L’aspetto di novità è che solo il fegato riceve l’azione del testosterone. E’ una maniera nuova di usare un vecchio ormone". Il fegato metabolizza il testosterone in modo che non passi nella circolazione periferica, con il risultato che nessuno dei tessuti e organi, oltre al fegato, viene esposto all’ormone, evitando così gli effetti collaterali. Vecchietto a chi? – L’indebolimento fisico è visto come parte inevitabile dell’invecchiamento e ha pesanti implicazioni per la salute pubblica, ma l’entità della disfunzione derivante dalla perdita di massa muscolare è ora prevenibile, sostiene lo studioso. I benefici potranno essere sostanziali per un’ampia gamma di persone, compresi i pazienti di malattie epatiche croniche. Ridurre l’atrofizzazione muscolare negli anziani può anche prevenire cadute e ridurre le fratture osteoporotiche, aggiunge. 
Nella prossima fase, una sperimentazione più estesa verificherà gli effetti di lungo termine del testosterone somministrato per via orale, sulla massa e sulle funzioni muscolari.

01.08.2013


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30 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

Una dieta buona, sana e sostenibile, come quella mediterranea, fa bene alla "fertilità maschile, alle dimensioni dei genitali dell’uomo e riduce l’insorgere di tumori". A riferire le ultime scoperte nel campo dell’alimentazione legata alla salute è Laura Di Renzo, nutrizionista e professoressa della sezione nutrizione clinica e nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, intervenuta alla rassegna ‘Incontri Mediterranei’ dal titolo ‘Dieta Mediterranea: una piramide di passioni – realtà e prospettiva’ organizzata e ideata da Palazzo 22, società fondata da giornalisti, registi e autori televisivi. L’allarme della fertilità ‘al maschile’ ”non è solo nazionale ma anche internazionale e arriva dalla comunità scientifca e dalle associazioni medici ed urologici che denunciano una riduzione della capacità di avere figli dovuta all’ambiente e che ricade sull’alimentazione”. Il crollo della fertilità, spiega la nutrizionista, ”è legato alla catena alimentare che ci porta, dato un contesto ambientale contaminato, ad assumere quotidianamente interferenti endocrini, fertilizzanti, così detti xenobiotici antropici che noi utilizziamo per le modalità di produzione”. La risposta al problema, che ”evita il suicidio collettivo dei maschi mondiali”, secondo Di Renzo ”è da cercare nelle produzioni di qualità che compongono il paniere salutare della dieta mediterranea”. Si tratta di quei prodotti che ”vengono tracciati in termini di assenza di pesticidi, di interferenti endocrini e di presenza di nutrienti quali per esempio gli antiossidanti”. La soluzione, dunque, continua la nutrizionista, ”è un prodotto ricco di antiossidanti e povero di pesticidi e xenobiotici” e la ricetta mediterranea consigliata è: ”un’insalatina di ravanelli e rape rosse, condita con olio extra vergine d’oliva accompagnata da un buon bicchiere di vino rosso”. A fine pasto ”un frutto rosso per poi chiudere con un dolce: cioccolato fondente superiore al 70%”. Questo tipo di alimentazione ”darebbe l’opportunità al nostro organismo di aumentare la produzione di ossido nitrico e migliorare l’attivazione del circolo cardiovascolare, dando così una risposta alla potenza maschile”. In conclusione l’esperto consiglia: ”Sostituiamo alla pillola blu un piatto rosso”.

29.07.2013


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23 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

New York, 19 lug. – La terapia psicologica che comprende l”esposizione prolungata’ alle memorie che causano sindrome da stress post traumatico funziona nel superare il problema psicologico. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Jama Psichiatry sui veterani di Iraq e Afghanistan. Lo studio del National Center for PTSD di Palo Alto ha coinvolto quasi 2mila pazienti di cui l’88 per cento con un punteggio sufficiente a farli considerare sofferenti della sindrome o di depressione. Dopo nove sedute di terapia il numero di pazienti con la sindrome e’ sceso al 46 per cento, e anche il punteggio medio della depressione si e’ dimezzato. "Uno dei fattori principali della sindrome e’ il fatto che i pazienti evitano le situazioni e i ricordi traumatici – spiegano gli autori – con la terapia realizzano che possono parlarne senza crollare".

19.07.2013


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19 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

Perché questi insetti scelgono alcune vittime e non altre? Le risposte arrivano dagli Usa

Se per voi le zanzare sono un problema lo sono anche per milioni di americani. Per cui nessuna sorpresa se la stampa statunitense se ne occupa, dal Wall Street Journal al Washington Times. Per tutti la domanda è: ma perché questi insetti scelgono alcune vittime e non altre? Il sito web del Smithsonian Institution, uno dei più prestigiosi centri accademici americani, offre una sintesi della varie ricerche scientifiche e spiegazioni date in questi anni per rispondere al quesito. Se ogni estate siete tra coloro che devono fare battaglie per difendervi dalla Signora Zanzara (sono solo le femmine ad attaccare), mentre i vostri vicini di tavolo sono immuni dalla puntura, consolatevi: non siete soli. Un esperto dell’Università della Florida spiega che almeno il 20% delle persone fa parte della categoria "vittime ideali" di questi insetti. E i motivi sono diversi. Partiamo dalla linfa (per loro) vitale: il sangue. Se dal punto di vista scientifico la distinzione popolare tra "sangue buono" e "sangue cattivo" non ha alcun senso, è anche vero che uno studio ha scoperto che le zanzare apprezzano maggiormente alcuni gruppi sanguigni rispetto ad altri. Tra gli insetti, vanno per la maggiore le persone del Gruppo 0, colpite (secondo la ricerca) il doppio rispetto a quelle appartenenti al Gruppo A, mentre quelle con il Gruppo B sembrano essere snobbate dalle zanzare. Che "sentono" la distinzione di tipo di sangue attraverso i segnali chimici che l’85% delle persone emette attraverso la pelle. Che è infatti un altro strumento usato dalle zanzare per scegliere la propria vittima. Per esempio, chi l’ha ricca di steroidi e colesterolo (il livello nel corpo non c’entra con la scelta delle zanzare) diventa un appetitoso obiettivo per loro. Poi ci sono gli acidi che produciamo. Gli insetti li sentono anche a 50 metri di distanza. Acido urico e acido lattico sono un richiamo irresistibile. Quest’ultimo viene prodotto dai muscoli sotto sforzo. Per questo motivo e per la respirazione, gli sportivi devono stare attenti: sono tra i più bersagliati.  Perché il respiro? Perché le zanzare scelgono le loro vittime anche attraverso l’anidride carbonica che "fiutano" nell’aria. Quindi, tanto più la producete, tanto più entrerete nel loro campo d’azione. In questo caso, le categorie dei produttori maggiori sono quelle delle persone grosse e pesanti, le donne incinte e (appunto) gli sportivi. E’questo il motivo per cui, a volte, i bambini sono meno colpiti. Ma solo a volte.  Pare poi che le zanzare amino i bevitori di birra. Questo è il risultato una ricerca condotto da un gruppo di studiosi francesi nel 2011, che stava indagando sulla malaria in Burkina Faso. Hanno dato da bere un litro della locale bevanda alcolica a un gruppo di persone, mentre un altro è stato lasciato senza. Il primo gruppo è stato punto dalle zanzare 15 volte di più del secondo. Sudorazione, aumento dell’anidride carbonica nell’aria (la respirazione può essere più pesante con l’alcol in corpo) sono i motivi per cui gli insetti sono più attratti da chi ha bevuto uno o due pinte di birra. L’alcol aumento anche il calore del corpo. Un altro fattore per cui le zanzare scelgono le loro vittime. Non è un caso che le donne incinte siano anche per questo motivo uno dei bersagli preferiti. Non solo perché producono in media il 21% in più dell’anidride carbonica rispetto agli altri, ma anche perché la loro temperatura corporea è generalmente più alta.  Diverso tempo fa, un paio di studiosi dell’Università della Florida, Jerry Burtler e Karen McKenzie, fecero una ricerca che dava anche anche altre risposte alla domanda: ma perché proprio io nel mirino delle zanzare? I due scienziati americani scoprirono che questi insetti preferivano colpire fonti (persone) ricche di , Vitamina B (un fattore strettamente legato all’alimentazione) e che erano attratte non solo dall’acido lattico e da quello urico, ma anche da acidi grassi, come lo stearico, che sono componenti comuni nei cosmetici.La ricerca evidenziava come fosse la chimica del corpo di una persona a richiamarle a frotte. E se questa cambiava, mutava anche il rapporto con le zanzare. L’esempio era quello di un volontario della ricerca a cui era stato scoperto un tumore. Prima che gli venisse asportato, gli insetti non lo toccavano, dopo l’operazione, invece, divenne bersaglio del loro interesse. Le zanzare sono anche sensibili ai batteri della pelle. Chi ne ha tanti e dello stesso tipo, attira gli insetti. Chi ne ha tanti, ma di diversi tipo, invece, no. L’attrazione dipende quindi dalla concentrazione  e non dal loro numero. Per questo le parti del corpo più appetitose sono le caviglie e i piedi, laddove sorgono le colonie di batteri più importanti. Ci sono studiosi convinti del fatto che le zanzare ti scelgono anche sulla base del colore del vestito. Lo è Jonathan Day, anche lui dell’Università della Florida, secondo il quale gli insetti compiono le ricerche della loro vittime non solo annusando l’aria, ma anche guardandosi intorno. Se indossi un vestito nero, blu scuro o rosso, sarai individuato più facilmente di altre persone. In conclusione, per gioco, ma neanche tanto, possiamo dire che la vittima ideale di una serata estiva di una zanzara è una persona di corporatura grossa, che ha appena finito di fare jogging con la sua tuta rossa fiammante, e che in attesa di farsi una doccia (che diminuirà la temperatura corporea), si beve una bella birra fresca. Meditate, gente, meditate. 

17.07.2013


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16 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

Stevia al posto di zucchero, sostegno ai coltivatori sudamericani

La Coca Cola diventa verde. Nasce infatti Coca Cola green, attenta alla salute ed alla tutela dell’ambiente. Suo punto di forza è la composizione, dove il classico zucchero viene sostituito dalla stevia. Diffusa in Sud America, ha una dolcezza 200 volte superiore dello zucchero ma è a calorie zero. Secondo i produttori, la nuova versione mantiene il gusto, ma lo fa rispettando l’ambiente, aiutando i deboli (i coltivatori di stevia) ed i soggetti a rischio sovrappeso: una sua lattina contiene la metà (64) delle calorie della versione tradizionale. Tuttavia, proprio questa caratteristica non è accettata all’unanimità. Per alcuni scienziati, la Coca (anche in versione green) rimane una bevanda ricca di calorie e senza elementi nutritivi.

08.07.2013

 

 


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9 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

Dopo la nascita di un bebé, per fare tanto latte il seno materno ha bisogno dell’insulina: l’ormone che regola la glicemia è stato infatti riconosciuto come un fattore importante per la produzione di latte materno.  E’ quanto emerso da uno studio diretto da Danielle Lemay della University of California Davis e pubblicato sulla rivista PlosOne. Sono molte le donne che non producono abbastanza latte e quindi devono integrare con latte artificiale l’allattamento al  seno per nutrire bene il proprio bebè. Capire perchè il seno non riesce a produrre latte a sufficienza è quindi importante  per aiutare le madri in questa fase delicatissima dell’allattamento. Gli esperti californiani hanno studiato a fondo cosa succede nella ghiandola mammaria nella cruciale transizione che, dopo la nascita del bebè, la trasforma in una ”biofabbrica” di preziosi nutrienti ed hanno visto che nella ghiandola si accende una serie di geni e contemporaneamente i recettori per l’ormone insulina diventano ipersensibili all’ormone che controlla la glicemia. Quando si è in una condizione di minore sensibilità all’insulina, hanno inoltre scoperto, il quantitativo di latte prodotto si riduce. Se si riuscisse ad aumentare la sensibilità all’insulina della ghiandola, per esempio migliorando il metabolismo degli
zuccheri da parte dell’organismo con uno stile di vita sano e attivo, forse ogni donna potrebbe assicurare la proprio bebè’ il latte che gli serve per crescere.

08.07.2013


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9 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

Uno studio americano smentisce quello che la ricerca suggeriva da tempo: in chi non ha particolari carenze non ha senso l’uso di integratori di vitamina D

Per la salute delle ossa, in assenza di particolari carenze, meglio esporsi al sole, con le adeguate protezioni, che prendere integratori di vitamina D. La chiamano la vitamina del sole perché è proprio l’esposizione ai raggi solari che consente al nostro organismo di produrla. Questo è praticamente l’unico modo per assicurarsene le giuste dosi dal momento che si trova naturalmente in pochissimi alimenti. Certo, ci sono gli integratori, e nel recente passato la ricerca scientifica ne ha caldeggiato l’uso, sostenendo che un deficit di vitamina D fosse più pericoloso di un suo eventuale sovradosaggio. Ma ora cominciano ad alzarsi dagli istituti di ricerca voci contrarie a questa posizione. Un nuovo studio del Johns Hopkins Medicine, ospedale universitario americano di fama mondiale, rivela che a livelli superiori a quello considerato ottimale non corrispondono maggiori benefici. Questa scoperta, unita ai risultati di un precedente studio dello stesso team dal quale erano emersi addirittura potenziali danni causati da livelli troppo alti di vitamina D nel sangue di persone sane, spingono a considerare la necessità di una maggiore cautela nella prescrizione e nel consumo di integratori in persone che non hanno particolari deficit di questa vitamina. La vitamina D è importante perché aiuta a fissare il calcio nelle ossa, ma deve la sua popolarità anche al fatto che in passato era stato dimostrato il suo ruolo protettivo dal rischio cardiovascolare. Una supplementazione tramite integratori può essere indicata per le persone a maggior rischio di osteoporosi come gli anziani e le donne dopo la menopausa, e per chi soffre di malattie renali. Si tratta di gruppi specifici che possono trarre reali benefici da livelli più alti della vitamina per la salute delle ossa. Per tutti gli altri pare proprio che invece integrare non abbia senso. Su un campione di 10.000 persone che hanno partecipato all’americano National Health and Nutrition Examination Survey tra il 2011 e il 2004, i cui dati sono stati incrociati con quelli sulla mortalità del National Health Index, è emerso che un tasso pari a 21 nanogrammi di vitamina D per millilitro di sangue dimezza il rischio di morte per tutte le cause, ma con particolare attenzione a quelle per malattie cardiovascolari. Sopra questo livello però l’effetto protettivo della vitamina del sole svanisce.  Una ricerca pubblicata dagli stessi autori (Muhammad Amer e Rehan Qayyum) sull’American Journal of Cardiology nel gennaio del 2012 aveva già dimostrato che livelli crescenti di vitamina D nel sangue sono associati a più bassi livelli di un marker per l’infiammazione cardiovascolare (CRP). Ma sopra i 21 nanogrammi al millilitro, il CRP comincia a salire e questa non è una buona notizia, perché il marker è legato all’indurimento dei vasi sanguigni e a un aumentato rischio di problemi cardiovascolari. Le conclusioni dei ricercatori: "Per la maggior parte delle persone sane è improbabile che un’integrazione di vitamina D possa prevenire malattie cardiovascolari o allungare loro la vita". Se si sospetta una carenza, quindi, meglio comunque fare gli esami del sangue prima di correre in farmacia. Tra l’altro, chiosa Amer, "non esiste una quantità certa di integratore che possa portare il livello di vitamina D nel sangue a 21 ng/ml". 

23.05.2013

 


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5 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

Interventi innovativi a Mestre per salvaguardare le funzionalità dell’organo

Il neurochirurgo opera e fa domande, il paziente completamente sveglio, in anestesia locale, risponde, legge ed esegue piccoli movimenti. E’ la più avanzata strategia di intervento sui tumori al cervello messa in atto nella Neurochirurgia dell’ospedale di Mestre (Venezia), diretta dal medico Franco Guida. L’obiettivo è salvaguardare le funzioni cerebrali – Il neurochirurgo Guida ha spiegato che l’obiettivo è preservare al massimo le funzioni cerebrali tanto che i medici dell’equipe mestrina, tra i primi in Italia, sono andati a imparare la procedura direttamente dall’ideatore, il professor Hugues Duffau a Montpellier (Francia).  Guida ha detto: "La neurochirurgia moderna ha come obiettivo non solo il trattamento delle patologie, ma anche il mantenimento di una adeguata funzione cerebrale. Questo significa offrire a ogni paziente, specie se affetto da un tumore cerebrale, il massimo dei risultati con il minimo dei rischi, scongiurando cioè il pericolo di provocare danni neurologici aggiuntivi e permanenti". L’esame di risonanza magnetica funzionale permette di evidenziare le zone del cervello che si attivano durante la lettura, la scrittura, l’espressione di parole o frasi e l’esecuzione di movimenti, ed è in grado di definire i rapporti dei tumori con queste aree. 

04.07.2013

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2 Luglio 2013 IMCI-DocNEWS0

C’è una sindrome, chiamata BRF, che rende una persona antipatica anche quando in realtà non lo è, facendola sembrare arrabbiata o scontrosa, anche se in quel momento è più che tranquilla o, peggio, felice

L’hanno chiamata sindrome BRF, che sarebbe l’acronimo di Bitchy Resting Face, ed è quella condizione che colpisce alcune persone che hanno l’aspetto di essere arrabbiati, scontrosi, tristi o semplicemente antipatici quando invece non lo sono. La faccenda è stata portata alla ribalta da un video postato su "YouTube", e che ha già superato i 2 milioni di visualizzazioni, in cui si spiega proprio dell’esistenza di questa condizione BRF. La sindrome colpirebbe indistintamente le persone rendendo un’espressione non connaturata e che le rende diverse agli occhi degli altri: per esempio, possono sembrare cattive, arcigne mentre invece non lo sono.
Secondo quanto scoperto da un’indagine, a essere più colpite dalla BRF sarebbero le donne che, a detta di alcuni commentatori ironici, avrebbero proprio la faccia da “bitchy”. Nel mondo sarebbero milioni del donne a esserne colpite, ma ovviamente ci sono anche i maschietti. Vedere per credere, hanno commentato in molti. Il video, per così dire, esplicativo è stato realizzato dal comico Taylor Orci (e lo potete vedere più sotto), è presente nel suo canale “Broken people” e offre a ognuno la possibilità di giudicare… Secondo alcuni esperti, sono molte le donne che ricorrono alla chirurgia plastica per modificare l’espressione del viso che le farebbe apparire quello che, secondo loro, non sono. Se dunque incontriamo una donna (o un uomo) con un’espressione scontrosa, sgradevole… può essere che sia solo colpa della BRF, o che invece lo sia davvero – ma questo lo potremmo scoprire solo dopo.

01.07.2013


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28 Giugno 2013 IMCI-DocNEWS0

Coca Cola, Bevande industriali, Zuccheri e Ingredienti.

Mi è stato chiesto di commentare un articolo che gira in rete sulla pericolosità della Coca Cola per la salute. L’articolo è in parte esagerato e eccessivo, pur tuttavia serve per mettere in guardia chi abusa di questa bevanda. La Coca Cola è davvero una pessima bevanda, così come tutte le bevande zuccherate e pieni di coloranti e conservanti. Contiene zucchero semplice che è la principale causa di diabete e sindrome metabolica. Pensa che mezzo litro di limonata venduta nei supermercati contiene qualcosa come 16 cucchiai di zucchero! Negli USA molte ricerche a favore di zuccheri semplici sono state finanziate dalla FONDAZIONE PER LA NUTRIZIONE S.P.A., che annovera al suo interno compagnie americane e raffinerie di zucchero, la Coca Cola, la Pepsi Cola, la Dolciumi Curtis, la General Foods, la General Mills, la Nestlé, la Latte Pet, la Biscotti Sunshine e altre, per un totale di oltre 45 compagnie dello stesso genere. La prossima volta che leggi uno studio scientifico vedi prima chi lo ha finanziato e poi credi a quello che dice. Si dice che lo zucchero è puro al 99,9% (il sapone lo è al 99,4%!). Ma non ti hanno detto che lo zucchero è puro perché è stato privato di sali minerali, vitamine, proteine attraverso il processo di raffinazione che dalla canna da zucchero arriva fino al prodotto finito. Lo scienziato Dr. M.O. Bruchner, specialista delle malattie interne, primario dell’ospedale Eben Ezer, LemgoLippe (Germania), a conclusione delle sue ricerche scientifiche e delle sua attività quale medico pratico, dice: “L’uomo necessita di idrati di carbonio per la sua attività, quali fattori di energia. Lo zucchero è un idrato di carbonio”; di conseguenza potresti pensare che lo zucchero sia uno degli alimenti più favorevoli per produrre energia. Non è proprio così. Lo zucchero che trovi nella tua cucina distrugge tutte le diverse vitamine del gruppo B. La vitamina B1, ad esempio,  è necessaria per la trasformazione dei carboidrati. Quanto più zucchero viene introdotto, tanto maggiore è il fabbisogno di Vitamina B1, poiché esso la asporta. Ti sei mai chiesto come mai i cereali del mattino sono arricchiti con vitamine soprattutto del gruppo B? E’ perché senza di esse il corpo andrebbe incontro a tanti problemi. Nel suo libro “La danza col Diavolo“, G. Schwab descrive la lavorazione della barbabietola da zucchero in tale modo: “Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene sottoposto a depurazione con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con il velenosissimo acido solforoso per eliminare il colore scuro; successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare (avvelenare) gran parte di ciò che mangiamo.” Per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco “ruba” al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il calcio e il cromo) per ricostituire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutta dalla raffinazione. Le conseguenze di tale processo digestivo sono la perdita di calcio, nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie. A livello intestinale provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale e l’alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). Nel 1957 il Dr. William Coda Martin tentò di rispondere alla seguente domanda: “Quand’è che un alimento è tale e quando invece è un veleno?” La sua definizione di veleno era, dal punto di vista fisico: “Qualsiasi sostanza che inibisce l’attività di un catalizzatore che sia una sostanza secondaria, chimica o un enzima che attiva la reazione.” Il Dr. Martin aveva classificato lo zucchero raffinato come veleno poiché esso è stato privato delle sue forze vitali, vitamine e minerali. “Quello che resta consiste di carboidrati puri, raffinati. Il corpo non può utilizzare questi amidi e carboidrati raffinati a meno che le proteine, vitamine e minerali eliminati non siano presenti. La Natura fornisce questi elementi a ciascuna pianta in quantità sufficienti a metabolizzare i carboidrati della pianta in questione. Il metabolismo incompleto dei carboidrati risulta nella formazione di ‘metabolita tossico’ quale l’acido piruvico nonché zuccheri anormali che contengono cinque atomi di carbonio. L’acido piruvico si accumula nel cervello e nel sistema nervoso mentre gli zuccheri anormali fanno altrettanto all’interno dei globuli rossi. Questi metaboliti tossici interferiscono con la respirazione delle cellule le quali non possono ottenere sufficiente ossigeno per sopravvivere e funzionare normalmente.” Il Dott. Weston A. Price, negli anni ’30, viaggiò per tutto il mondo studiando l’alimentazione di varie popolazioni. Scoprì che quelle con meno problemi di salute e di assenza di carie erano quelli che non conoscevano lo zucchero bianco. Gli zuccheri industriali, come pure lo zucchero d’uva fabbricato sinteticamente, sono isolati “chimicamente puri”, che nel corpo agiscono ben diversamente. Per la loro decomposizione e disposizione necessitano delle stesse vitamine e sostanze minerali come tutti gli zuccheri di frutta e amidi naturali, ma questi ultimi contemporaneamente li forniscono, mentre gli altri ne privano il corpo, impoverendolo da un lato e disorientando le sue funzioni dall’altro. Torniamo alla coca cola e agli altri suoi ingredienti. Prima però un po’ di storia. Il giornalista e scrittore William Dufty, nel suo libro “Sugarblues”,  descrive la storia della Coca Cola. “All’inizio del XVII secolo, un viaggiatore italiano in Sud America scoprì che gli indios masticavano tutto il giorno delle foglie di coca per ottenere più energia… In  Africa occidentale  i nativi usavano ‘tirarsi su’ masticando le mandorle dell noci di cola (ricca di caffeina e dello stimolante colanina)…L’abitudine a bere Coca Cola fu, nel Sud, all’origine di un business di molti miliardi di dollari, fin quando la Coca Cola non fu portata in Tribunale per adulterazione e falsa denominazione.” La compagnia fu condannata (vedi H. W. Wiley, “The History of a Crime Against the Food Law”). Oggi si è dimostrato che l’americano medio ingerisce circa due chili e mezzo(!) di prodotti chimici all’anno. E i prodotti light non sono più sicuri: saccarina, ciclammato, aspartame, in grosse quantità (litri di coca cola e bevande zuccherate e light all’anno) sono potenzialmente cancerogeni. Il ciclammato è stato vietato perché La Food and Drug Administration (FDA) ha avanzato sospetti sulla tossicità, non escludendo l’ipotesi che possa trattarsi di un composto cancerogeno. La saccarina è venduta negli USA con l’avvertimento che “è stata provata cancerogena sulla vescica di animali da laboratorio”. Uguale sorte è toccata all’aspartame. Sì, mi potrai obiettare tu, sono cancerogeni su animali o sull’uomo? E non in piccole quantità! Hai ragione, ma io alla mia vescica ci tengo e non sono disposto a scoprire se è cancerogena anche per l’uomo (non vedi quante morti per cancro e tumore ci sono oggi giorno? Che altro ti serve per capire che mangiamo cibo non sano?). Vuoi parlare delle grosse quantità? Una persona attenta come te saprà bene quante grosse quantità di bibite vengono bevute ogni giorno. Il liquido zuccherato è gustoso e viene giù che è una meraviglia! Le statistiche mostrano che il 25% dello zucchero consumato negli USA raggiunge lo stomaco sottoforma di bibite zuccherate. Nel 1951 un medico della marina americana, il Dott McCay,  fece delle ricerche interessanti. L’Istituto di ricerca medica della Marina provò ad immergere dei denti umani in una bevanda a base di cola e li videro diventare friabili e dissolversi in poco tempo (W. Longgood, “The Poisons In Your Food”). Il dottore disse che “L’acidità delle coche è all’incirca pari a quella dell’aceto. L’alta quantità di zucchero maschera l’acidità e i ragazzi non si rendono conto che stanno bevendo questa strana mistura di acido fosforico, zucchero, caffeina, coloranti e aromatizzanti”. Continua ad ascoltarmi, scoprirai nuove notizie sulla bevanda zuccherata più nota sul mercato. La Coca Cola contiene un pessimo colorante e un ancor più pessimo acido, l’acido fosforico. Il colorante E150d è creato lavorando lo zucchero con l’ammoniaca e uno studio pubblicato su Lancet Oncology, dell’aprile 2011, lo ha dichiarato potenzialmente cancerogeno (“è stato testato riguardo alla carcinogenicità in topi e ratti e ha causato l’aumento dell’incidenza dei carcinomi degli alveoli e dei bronchi nei topi maschi e femmina, e della leucemia nei topi femmina. Il meccanismo di carcinogenesi non è stato ancora chiarito”, spiega lo Iarc sulla rivista). La dose massima consigliata per questo colorante si raggiunge con il consumo quotidiano di una lattina di bibita (1.5 g di caramello in 330 ml) e 10 g di caramelle (3 g di caramello). L’uso regolare ovviamente è dannoso e non il saltuario. L’altro acido, quello fosforico, usato in molte bevande, è stato collegato, tramite studi epidemiologici, con la diminuzione della densità ossea. Per esempio, uno studio (Katherine L Tucker, Kyoko Morita, Ning Qiao, Marian T Hannan, L Adrienne Cupples and Douglas P Kiel, 2006) usando delle lastre ai raggi-X, a dispetto dei soliti questionari sulle fratture, dà come risultato delle evidenze importanti a supporto della teoria. Questo studio fu pubblicato nell’American Journal of Clinical Nutrition. Un totale di 1672 donne e 1148 uomini parteciparono allo studio tra il 1996 ed il 2001. Furono collezionate informazioni sulle diete usando un questionario (in cui si indicava anche l’ammontare di cola consumata, differenziando tra classica, light e decaffeinata). Lo studio evidenziava un significante riscontro statistico sulle donne che consumavano quotidianamente cola. Lo studio suggeriva anche ulteriori ricerche per confermare i risultati ottenuti. Dall’altro lato, uno studio eseguito dalla Pepsi ha suggerito che un insufficiente apporto di fosforo poteva portare ad una diminuzione della densità ossea. Lo studio non esaminava gli effetti dell’acido fosforico, che nel tratto digestivo si lega con il magnesio ed il calcio creando sali non assorbibili dal corpo umano, ma dell’apporto di fosforo. Il consumo di cola è stato anche associato con problemi cronici ai reni e calcoli renali. Ti racconto una storia: una volta ero dal dentista per curare una carie, dopo la cura il dottore mi spruzzò un acido sul dente. Mi disse di non ingoiare assolutamente. Gli domandai, quindi, incuriosito che cosa fosse quell’acido, e lui mi rispose dicendo che è lo stesso acido che è presente nella coca cola! A te interessa più l’appagamento momentaneo di un desiderio di gola o il più nobile traguardo di rimanere forte, magro e in salute per molto tempo? La mia scelta l’ho già fatta, ora spetta a te.

12.06.2013


Istituto Medico Chirurgico - Termoli aut. san. reg. n.138 del 31.08.2011