I volti che piacciono alle donne

12 Ottobre 2011 da IMCI-Doc0
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A livello sessuale l’attrattività è valutata in base a singoli elementi che possono essere indice di fertilità o salute, a livello non sessuale è considerata l’armonia delle parti

Le donne valutano l’attrattività di un volto a due livelli, uno sessuale, basato su specifiche caratteristiche della faccia, come mascella, zigomi e labbra, e uno non sessuale, basato sull’estetica generale: lo afferma una ricerca condotta da ricercatori della Penn State University pubblicata sul "Journal of Experimental Social Psychology" e condotta da Robert G. Franklin, Reginald Adams e collaboratori. “Al livello sessuale di base, l’attrattività rappresenta una qualità che dovrebbe aumentare il potenziale riproduttivo, coinvolgendo segnali che indicano la fertilità o la salute”, spiega Franklin. Sul versante non sessuale, l’attrattività può invece essere percepita come un tutto, di cui si considera l’armonia delle parti. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno mostrato a 50 studentesse eterosessuali una varietà di visi di uomini e donne, chiedendo di valutarli su una scala da uno a sette come ipotetici compagni in un rapporto sessuale e come compagni fissi di studio. La prima domanda serviva a determinare l’attrattività dei volti su base sessuale, mentre la seconda portava a fare appello a un senso estetico generale. Gli psicologi hanno quindi presentato gli stessi volti a un altro gruppo di 50 studentesse eterosessuali. Le metà superiore e inferiore di alcuni dei volti, però, erano state fatte slittare orizzontalmente in direzioni opposte. La divisione dei volti ne impedisce una valutazione estetica globale e costringe a concentrasi su singole caratteristiche. Alle partecipanti al test è stato quindi chiesto di valutare l’attrattività dei visi sia nella loro forma slittata che in quella integra.  "La valutazione delle facce divise del secondo gruppo correlava bene con quello della valutazione non sessuale del primo quando i volti mostrati erano femminili. Ma si aveva un cambiamento quando venivano mostrati visi maschili, correlando in tal caso molto meglio con la valutazione data dal primo gruppo all’ipotetico partner sessuale", spiega Franklin.   "Non sappiamo se l’attrattività sia un effetto culturale o semplicemente sia legata al modo in cui i nostri cervelli elaborano l’informazione", ammette Franklin. "In futuro intendiamo studiare come le differenze culturali fra i nostri soggetti abbiano un ruolo nel modo in cui valutano queste facce. E vogliamo anche vedere come i cambiamenti ormonali sperimentati dalle donne nelle diverse fasi del ciclo mestruale influiscano sul modo in cui valutano l’attrattività ai due livelli."

04.10.2011

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