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2 Agosto 2013 IMCI-DocParkinson0

Un calo improvviso di testosterone, l’ormone sessuale maschile, puo’ causare sintomi analoghi a quelli del Parkinson. L’associazione e’ stata rilevata nei topi da un team di neurologi della Rush University che hanno descritto i risultati dello studio sul ‘Journal of Biological Chemistry’. "Mentre molte ricerche sul morbo si concentrano sull’utilizzo di differenti tossine e su complessi approcci genetici", ha spiegato Kalipada Pahan, responsabile dell’indagine, "noi ci siamo concentrati sui livelli di testosterone. E abbiamo scoperto che l’improvviso crollo dei tassi di testosterone subito dopo la castrazione e’ sufficiente a causare sintomi analoghi a quelli del morbo e una patologia come il Parkinson nei topi maschi. Abbiamo rilevato inoltre – ha aggiunto l’esperto – che l’integrazione dell’ormone nella forma diidrotestosterone dall’enzima 5-alfa-reduttasi inverte la malattia nel modello murino". Pertanto, "la conservazione del testosterone nei maschi potrebbe essere un passo importante per promuovere la resistenza al morbo di Parkinson", ha concluso.

30.07.2013


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23 Luglio 2013 IMCI-DocParkinson0

Continuano a comparire sulle riviste specializzate, contributi scientifici che certificano come la pratica del tai ji  apporti considerevoli e significativi benefici alla salute. In particolare uno dei campi più interessanti sembrerebbe essere quello della diminuzione delle cadute, in pazienti affetti da gravi malattie degenerative. Di pochi giorni fa, come mi segnala l’amico Dr. Antonio Bertolotto, personaggio di spicco nella ricerca italiana sulla sclerosi multipla, un interessante articolo comparso su Medpage today, che potrete leggere per intero qui, che riporta i risultati di una ricerca condotta da P. Harmer dell’università di Salem, Oregon, prende in considerazione i costi per gli esercizi per prevenire le cadute in pazienti affetti da Parkinson. Dopo aver notato che nei praticanti di Tai Ji, rispetto a chi fa altri tipi di esercizi, le cadute diminuiscono dal 62 al 22%, riducendosi quasi ad un terzo, l’autore puntualizza anche come questa pratica produca un forte beneficio sui costi, cosa di considerevole importanza in periodi in continua ricerca di strategie per la riduzione dell’impatto economico sulla spesa sociale. La ricerca si è svolta per un periodo di 6 mesi su 65 pazienti Parkinsoniani divisi in tre gruppi, uno dei quali praticava Tai Ji due volte la settimana a confronto degli altri due che effettuavano due tipologie di rieducazione fisica di tipo tradizionale. Il risultato sia dal punto di vista del calo delle cadute in assoluto, sia da quello dei costi è risultato assolutamente significativo. Un punto di vista estremamente interessante che potrebbe essere preso in considerazione da sistemi sanitari in completo dissesto come il nostro, ad esempio. Per chi pratica questa disciplina cinese, non è certo una sorpresa constatare gli effetti dell’esercizio sull’equilibrio generale fisico e mentale, per tutti gli altri, l’importante è informarsi, poi ognuno fa come vuole. 

09.07.2013

 


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16 Luglio 2013 IMCI-DocParkinson0

Ricercatori americani hanno rimosso i nervi faringei (il IX nervo cranico ovvero il nervo glossofaringeo ed il ramo faringeo sensoriale del X nervo cranico, il nervo vago), nonchè il nervo laringeo superiore interno in occasione dell’autopsia di 10 pazienti parkinsoniani e di 4 controlli non parkinsoniani di pari età.  I nervi sono stati sottoposti ad esami immunoistochimici per la ricerca di alfa-sinucleina, uno dei principali componenti dei corpi di Lewy, il segno patognomonico della malattia.  Hanno riscontrato aggregati di alfa-sinucleina negli assoni dei nervi di tutti i pazienti parkinsoniani, mentre non erano mai presenti nei nervi dei controlli.  Inoltre, la loro quantità era maggiore nei pazienti che avevano presentato disfagia in vita e nel nervo laringeo.

04.07.201


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12 Luglio 2013 IMCI-DocParkinson0

La console per videogiochi Wii Fit potrà essere utilizzata nella riabilitazione delle persone affette da malattia di Parkinson. A scoprire l’importante correlazione tra l’utilizzo della console prodotta dalla Nintendo e i problemi di equilibrio e l’alto rischio di cadute provocate dal Parkinson sono stati i ricercatori della Fondazione Santa Lucia Irccs che, grazie ad un training terapeutico con un gruppo di pazienti con MdP, hanno scoperto che la console permette di stimolare le reazioni posturali in risposta a stimoli (cues) visivi proiettati su un monitor posto di fronte al paziente. I ricercatori hanno selezionato tre giochi della Wii che sono apparsi più idonei perchè erano in grado di facilitare il mantenimento dell’equilibrio e i risultati dei training terapeutico sono stati molto buoni. Il feedback visivo che il paziente riceveva dallo schermo durante la sessione terapeutica, infatti, riuscita a portare ad un miglioramento dell’equilibrio e della stabilità, riducendo il rischio di cadute e delle patologie associate.

09.07.2013


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5 Luglio 2013 IMCI-DocParkinson0

Un ex infermiere inglese combatte la perdita di memoria grazie ad una raccolta di foto realizzata da suo figlio

Essere affetto da morbo di Parkinson a soli 45 anni di età e combattere la perdita di memoria grazie ad una raccolta di foto realizzata dal figlio di 10 anni. E’ la storia di Chris Ley, un ex infermiere nativo di Beeston, nel Nottinghamshire, Inghilterra, da un anno residente a Dundee, in Scozia. LE FOTO PER NON DIMENTICARE – La malattia degenerativa del sistema nervoso centrale gli è stata diagnosticata nel 2011, cinque anni dopo aver subito un ictus. Ora Chris tenta di arginare il Parkinson rivedendo le immagini dei familiari selezionate per lui dal piccolo Joseph. Il bambino ha raccolto decine di immagini si sua madre Elaine, 44 anni, e dei fratelli Ethan, 15, Rebecca, 13, Rachel, 7, e Malachia, 4. Il libro della memoria di Joseph, che aiuta costantemente il papà, è un dono toccante. “Ho voluto fare una sorpresa”, ha detto il bambino. “Mi piace aiutarlo. Prendo i vestiti e le medicine per lui, gli taglio il cibo a cena, lo aiuto nei lavori di casa”. “SONO SORPRESO” – Chris è commosso. “Sono sorpreso che mio figlio abbia fato qualcosa di così bello per me”, ripete. “I sintomi della mia malattia sono stabili, ma i farmaci mi provocano perdita di memoria, ho voglia di allenare il cervello sempre meglio”. “Guardando le vecchie foto di famiglia ricordo chi ero prima che mi venisse diagnosticato il morbo di Parkinson”. Nel Regno Unito sono circa 127mila le persone colpite dal Parkinson. La maggior parte di malati hanno più di 50 anni, uno su 20 ha meno di 40 anni. I sintomi più comuni sono il tremore, la lentezza nei movimenti e la rigidità, oltre alla lenta perdita di memoria”.

26.06.2013


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2 Luglio 2013 IMCI-DocParkinson0

Fumare marijuana sembra ridurre tremori e dolore e migliorare il sonno nei pazienti malati di Parkinson: è la recente scoperta fatta da un team di ricercatori israeliani. I pazienti che avevano un valore di 33 sulla scala unificata per i disagi da Parkinson, passati 20 minuti dall’aver fumato, hanno visto scendere il valore a 24. “Abbiamo visto non solo un miglioramento del tremore in questi pazienti, ma anche nella rigidità e nella bradicinesia – ha spiegato Ruth  Djaldetti, ricercatore presso l’Università di Tel Aviv – e vorrei raccomandare l’uso di marijuana per i miei pazienti nel caso non abbiano trovato rimedi contro il dolore”. La marijuana medica è legale in Israele per il trattamento del morbo di Parkinson. “Tutti questi 20 pazienti erano consumatori di Cannabis prima che li studiassimo,” ha continuato il dottore, “sono stati testati prima di aver fumato cannabis in clinica e 30 minuti dopo averlo fatto”. I pazienti hanno in media 66 anni ed gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson da un periodo medio di 7,5 anni. Prima di fumare, i 20 pazienti avevano un punteggio medio di 7,5 per il tremore sulle UPDRS, ma 30 minuti dopo aver fumato il punteggio medio è diminuito a 3,5. Il punteggio rigidità e sceso da 7 a 4 e il punteggio di bradicinesia è sceso da una media di 13,2 ad una media di 8,6. Tutti i pazienti dello studio assumevano già sui farmaci per alleviare il dolore, ma questi farmaci non fornivano il sollievo richiesto, “Abbiamo visto una drammatica riduzione del dolore nei nostri pazienti e nella loro capacità di dormire – ha concluso Djaldetti – e quando il loro dolore è stato ridotto, hanno dormito meglio.

25.06.2013


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25 Giugno 2013 IMCI-DocParkinson0

Il mannitolo, un alcool di zucchero prodotto da funghi, batteri e alghe è un dolcificante comune della gomma senza zucchero e caramelle. Il dolcificante è utilizzato anche in campo medico – è approvato dalla FDA come un diuretico  e utilizzato durante l’intervento come una sostanza che rende permeabile la barriera emato encefalica  per facilitare il passaggio di farmaci. Il  Proff. Ehud Gazit e Daniel Segal del Dipartimento dell’Università di Tel Aviv di Microbiologia Molecolare e Biotecnologie e la Scuola Sagol di Neuroscienze, insieme al loro collega Dr. Ronit Shaltiel-Karyo e dottorando Moran Frenkel-Pinter, hanno scoperto che il mannitolo previene anche ciuffi di proteina α-sinucleina che si forma nel cervello – un processo che è caratteristica della malattia di Parkinson. Questi risultati, pubblicati sulla rivista  Journal of Biological Chemistrye, presentati alla Conferenza di Drosophila a Washington,nel mese di aprile, suggeriscono che questo dolcificante artificiale potrebbe essere una nuova terapia per il trattamento della malattia  di Parkinson e di altre malattie neurodegenerative. Dopo aver identificato le caratteristiche strutturali che facilitano lo sviluppo di ciuffi di α-sinucleina, i ricercatori hanno iniziato a cercare un composto in grado di inibire la capacità delle proteine di legarsi. Hanno scoperto che il mannitolo è  tra gli agenti più efficaci nel prevenire l’aggregazione della proteina in provetta.Il vantaggio di questa sostanza è che è già stata approvata per l’uso in una vasta gamma di interventi clinici. Per testare le capacità del mannitolo nel cervello vivente, i ricercatori hanno utilizzato mosche  transgeniche della frutta, progettate per trasportare il gene umano per la α-sinucleina. Per studiare il movimento delle mosche , i ricercatori hanno usato un test chiamato “test di arrampicata”, in cui la capacità delle mosche di scalare le pareti di una provetta, indica la loro capacità di locomozione. Nel periodo sperimentale, il 72 per cento di mosche normali sono state in grado di salire la provetta, rispetto a solo l’ 38 per cento delle mosche geneticamente alterate. I ricercatori hanno poi aggiunto mannitolo al cibo delle mosche geneticamente alterate per un periodo di 27 giorni, e ripetuto l’esperimento. Questa volta, il 70 per cento delle mosche mutanti sono state in grado di salire la provetta. Inoltre, i ricercatori hanno osservato una riduzione del 70 per cento in aggregati di α-sinucleina nelle mosche mutate e  che erano state alimentate con mannitolo, rispetto a quelle non modificate. Questi risultati sono stati confermati da un secondo studio che ha misurato l’impatto del mannitolo su topi ingegnerizzati per produrre umana α-sinucleina, sviluppato dal Dr. Eliezer Masliah dell’Università di San Diego. Dopo quattro mesi, i ricercatori hanno scoperto che i topi iniettati con mannitolo hanno anche mostrato una riduzione significativa di α-sinucleina nel cervello.  I ricercatori hanno ora intenzione di riesaminare la struttura del composto mannitolo e di introdurre modifiche per ottimizzare la sua efficacia. “Per il momento,  il mannitolo può essere usato in combinazione con altri farmaci che sono stati sviluppati per il trattamento della malattia di i Parkinson, ma che si sono dimostrati inefficaci nel rompere la barriera emato encefalica” ha spiegato  il Prof. Segal. Anche se i risultati sembrano promettenti,  non è ancora consigliabile, per i pazienti affetti da malattia di Parkinson,  iniziare il trattamento con  mannitolo in grandi quantità, avverte  il Prof. Segal poichè più  test devono essere fatti, per determinare dosaggi efficaci e sicuri.

18.06.2013


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18 Giugno 2013 IMCI-DocParkinson0

Solventi e pesticidi possono aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson. Ecco alcuni rimedi naturali per evitarlo.

Il morbo di Parkinson, la malattia descritta per la prima volta nel 1817 sotto il nome di ” Paralisi agitante ” dallo studioso omonimo – James Parkinson, per alcune categorie di lavorati può diventare anche una patologia professionale. Staminali per combattere il Parkinson. Si tratta soprattutto di agricoltori e giardinieri, i quali, facendo spesso uso di prodotti chimici di sintesi come solventi e pesticidi sono più esposti al rischio di sviluppare questa malattia degenerativa. E’  per questo motivo che in Francia il morbo di Parkinson viene riconosciuta come malattia professionale. 10 cose da sapere sul cervello. Uno studio italiano pubblicato su Neurology, tuttavia, portato a termine dai ricercatori della Fondazione dell’ ospedale San Matteo e del Centro per la malattia del Parkinson di Milano, mostra che, nonostante vi sia, in effetti, un rischio maggiore per le categorie professionali che fanno di uso di pesticidi e di solventi nello svolgimento della loro attività lavorativa, vi è anche la possibilità ridurne l’ incidenza grazie all’ assunzione di particolari cibi. Tra questi vi sono, ad esempio, i frutti rossi, che sono molto ricchi di antociani e di flavonoidi. Anche alcuni vegetali, come le fave, hanno questa caratteristica: contengono infatti un precursore della dopamina, lo L – Dopa (levodopa), principio che viene usato nella cura della malattia.

15.06.2013


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7 Giugno 2013 IMCI-DocParkinson0

Aumentare la concentrazione ematica di ferro potrebbe ridurre il rischio di ammalarsi di Parkinson. Lo dimostra una ricerca condotta presso il centro di biomedicina Eurac di Bolzano da Irene Pichler e pubblicata sulla rivista Plos Medicine. Per vedere se in qualche modo la concentrazione plasmatica di ferro potesse essere connessa al rischio di ammalarsi di Parkinson i ricercatori hanno svolto due analisi su molte decine di migliaia di individui, misurando il rischio di Parkinson di ciascuno.

 

 

05.06.2013


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21 Maggio 2013 IMCI-DocParkinson0

Mangiare cibi come peperoni e pomodori, che contengono naturalmente nicotina, si è scoperto può ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. Le solanacee come i peperoni e i pomodori, contengono naturalmente la nicotina e sembra possano ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. La nicotina, secondo uno studio dell’Università di Washington a Seattle, sarebbe capace di ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. Quando c’è una perdita di cellule cerebrali che producono dopamina, accade che possano insorgere i disturbi del movimento tipici della malattia di Parkinson. Tra questi disturbi vi sono i noti tremori a viso, mani, braccia e anche gambe. Altri sintomi possono essere rigidità degli arti, difficoltà di movimento e lentezza, perdita di equilibrio. Ogni anno ci sono migliaia di nuovi casi di Parkinson segnalati e, ad oggi, non esiste una cura: si possono solo trattare i sintomi farmacologicamente o con altre procedure. La presenza naturale di nicotina è caratteristica delle piante appartenenti alla famiglia delle solanacee, di cui fa parte anche la pianta di tabacco. Gli studi sugli effetti di questa sostanza assorbita per mezzo di quest’ultima pianta sono contradditori e non è chiaro se fornisca o meno un effetto protettivo. In questo nuovo studio, la dottoressa Susan Searles Nielsen e colleghi dell’Università di Washington a Seattle hanno trovato 490 pazienti con diagnosi di malattia di Parkinson ricevuta poco prima e altri 644 soggetti che non presentavano condizioni neurologiche (che avrebbero fatto da gruppo di controllo). Ai partecipanti sono stati distribuiti dei questionari per sondare il tipo di dieta seguito e l’uso di tabacco. Dai dati raccolti e le analisi si è scoperto che il consumo di verdure in generale non influenzava il rischio di Parkinson. l consumo di solanacee riduceva invece questo rischio. Di queste, i peperoni si sono dimostrati i più efficaci nella riduzione del rischio. Il dato interessante è che la protezione è risultata essere attiva maggiormente negli uomini e nelle donne che non avevano mai fumato o che lo avevano fatto per un ridotto periodo di tempo. Il dato è interessante proprio perché il tabacco è la pianta che contiene più nicotina di tutte quelle oggetto dello studio. Il nuovo studio, come spiega Searles Nielsen nel comunicato UW, è il primo a indagare l’apporto di nicotina nella dieta e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. I risultati di questo studio suggeriscono anche un effetto protettivo della nicotina, o forse una sostanza chimica simile, ma meno tossica nei peperoni che nel tabacco. La scoperta, secondo i ricercatori è importante perché potrebbe portare a nuove vie nella ricerca di una cura per questa malattia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Annals of Neurology. 

13.05.2013

 


Istituto Medico Chirurgico - Termoli aut. san. reg. n.138 del 31.08.2011