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15 Marzo 2018 IMCI-DocEventi0

TERMOLI – Open Day Medicina e  Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva.  Interviene il dott. Stefano Campa, specialista in Chirurgia Plastica ed Estetica della UOC di Chirurgia Plastica ed Estetica Istituto Europeo di Oncologia di Milano. L’evento si svolgerà sabato 21 Aprile 2018 dalle ore 09:00 alle ore 12:00, presso la sala conferenze dell’Istituto Medico Chirurgico, in via Cesare Battisti n.5 a Termoli. 


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5 Settembre 2013 IMCI-DocAlzheimer0

Attraverso scansioni del cervello dei malati di Alzheimer, i ricercatori hanno scoperto che l’accumulo di ferro nel cervello è legato al danno tissutale in coloro che soffrono di questa malattia. Anche se questo non dimostra che il morbo di Alzheimer è causato solo dagli alti livelli di ferro nel cervello, la ricerca suggerisce certamente che questi ultimi “possono effettivamente contribuire alla causa“.  E quali fattori contribuiscono all’accumulo di ferro nel cervello? I ricercatori dicono che i principali colpevoli sono le carni rosse e gli integratori alimentari di ferro. Sebbene una piccola quantità di ferro sia necessaria al corpo per garantire la corretta funzionalità delle cellule, molti ricercatori ritengono che in quantità elevate esso possa essere pericoloso.  Secondo Marie Janson, dell’Alzheimer’s Research UK, queste nuove informazioni possano essere utilizzate per educare e proteggere molte persone dalle cause della malattia attraverso un cambiamento di stile di vita. L’accumulo di ferro nel cervello può essere influenzato da fattori ambientali che lo modificano, come la quantità di carne rossa e gli integratori alimentari di ferro, o, nelle donne, isterectomie prima della menopausa“, conclude il dott. Bartzokis.

31.08.2013

 

 

 

 

 


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5 Settembre 2013 IMCI-DocAlzheimer0

Secondo una recente ricerca pubblicata sul Journal of Alzheimer, due composti trovati nella cannella possono avere un ruolo importante nel ritardare l’insorgenza del morbo di Alzheimer, e possono anche prevenire le malattie neurodegenerative.  I ricercatori, Roshni Giorgio e Donald Graves della University of California, spiegano che la cinnamaldehyde e la epicatechina, composti contenuti nella cannella fungono da ottimi protettori contro la comparsa del morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza.  Si dice anche che queste sostanze hanno dimostrato prevenire la formazione di quelle sostanze che si trovano nel cervello e che caratterizzano il morbo di Alzheimer tra cui la proteina tau.   Secondo i ricercatori, come riportato da RedOrbit, una proteina nota con il nome di tau è responsabile per l’assemblaggio dei microtubuli nelle cellule, e svolge un ruolo importante nella struttura e funzione dei neuroni.  Sebbene la proteina tau venga prodotta da cellule nervose normali e sane, nella malattia di Alzheimer viene prodotta una variante abnorme che non funziona correttamente. Tale variante, nota come p-tau, causa la formazione di grovigli all’interno delle cellule strangolando di fatto i neuroni (cellule nervose), che quindi muoiono.  In uno studio è stato dimostrato che il declino della memoria misurato nelle persone affette da declino cognitivo lieve era correlato ai gomitoli di proteina tau che si presentavano circa 12 anni prima della definizione clinica della malattia di Alzheimer.

10.08.2013


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5 Settembre 2013 IMCI-DocAlzheimer0

Applicata alla demenza, l’Arteterapia e’ un sorta di efficacissima sindrome di Stendhal al contrario: l’overdose di bellezza che puo’ stordire una persona particolarmente sensibile, puo’ infatti avere anche straordinari effetti benefici su una mente compromessa, provocando emozioni capaci di rallentare la malattia, in certi casi ne’ piu’ ne’ meno di alcuni farmaci. Lo confermano le sorprendenti, inedite iniziative sperimentali annunciate oggi da Giulio Masotti, presidente onorario della Societa’ Italiana di Geriatria, alla vigilia del 4* Convegno nazionale sui Centri Diurni Alzheimer in programma a Pistoia dal 31 maggio al 1* giugno, promosso dalla locale Fondazione Cassa di Risparmio. Esperienze che lasciano tra l’altro immaginare funzioni fin qui imprevedibili per gli sterminati giacimenti culturali del paese. I dettagli nella relazione intitolata ”La memoria del bello” della geriatra Luisa Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, e in quella (Strategie a mediazione artistica nei Centri Diurni) della collega Silvia Ragni, psicologa e musicoterapeuta. Spiegano entrambe come e con quali felici risultati abbiano condotto decine di pazienti a visitare i musei della capitale coinvolgendoli in attivita’ artistiche, pittura, musica, danza. ”I benefici sono generali ed evidenti”, dice Ragni, ”i pazienti sono piu’ motivati a partecipare, percepiscono maggior benessere, dunque si riducono i tipici sintomi negativi del comportamento, cresce l’autostima, migliorano la qualita’ della vita, il tono dell’umore e, di conseguenza, le stesse relazioni con operatori e familiari. I quali vedono con soddisfazione i loro cari coinvolti in attivita’ gratificanti. Si apre cosi’ la strada a nuove sperimentazioni”. La piu’ innovativa, mutuata dal MoMa di New York, e’ appunto ‘La memoria del bello’, il progetto che in questi mesi ha mobilitato alcuni Centri Alzheimer romani. Spiega Bartorelli: ”Abbiamo condotto un gruppo di 12 pazienti in fase lieve-moderata alla Galleria d’Arte Moderna, accolti dalla direttrice Martina Di Luca. E una settimana dopo, al Centro, abbiamo proiettato per loro il filmato della visita. Trascorso un mese, ne abbiamo messo alla prova la memoria. Infine abbiamo chiesto ai familiari se e che cosa fosse cambiato”. Tutto cio’ ha consentito di registrare per ciascun paziente una precisa griglia di reazioni cognitive, affettive e comportamentali, con note sulle loro manifestazioni verbali, ovvero sui commenti o racconti fatti durante ogni incontro. Dalle risposte dei familiari emerge che 11 dei 12 pazienti hanno riferito con entusiasmo l’esperienza, per molti nuova, descrivendo i dipinti, ricordando le impressioni ricevute, mostrando con orgoglio e custodendo con cura la cartellina con le opere viste ricevuta a fine visita. ”Anche se affette da patologia cognitiva”, insiste Bartorelli, ”queste persone sono in grado di valutare l’esperienza estetica col risultato che, in non pochi casi, si sono riattivate memorie lontane e una vitalita’ apparentemente esaurita”. A scanso di illusioni, va ricordato che la malattia e’ tutt’oggi inguaribile e che comunque progredisce. ”Ma alla luce dei fatti” sostengono le due esperte, ”l’emozione estetica sembra capace di migliorare lo stato funzionale o comunque di minimizzare il peso esistenziale”.

27.05.2013


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5 Settembre 2013 IMCI-DocAlzheimer0

Buone notizie sul fronte Alzheimer. La prossima generazione di farmaci per combattere la malattia che colpisce la terza età appare molto promettente, secondo i risultati di una ricerca svizzera del Politecnico federale di Losanna (Epfl). I ricercatori – spiega un comunicato dell’Epfl – sono riusciti a decifrare il funzionamento di due classi di molecole attualmente testate in ricerca clinica: invece di inibire uno speciale enzima per prevenire la formazione delle placche amiloidi che distruggono i neuroni, esse modulano tale enzima e provocano quindi pochi effetti secondari.Le due classi di composti di prossima generazione, attualmente testati in ricerca clinica, si concentrano sull’attivita’ dell’enzima ”gamma-secretasi” che ”taglia” la proteina App, producendo tra l’altro i peptidi amiloidi piu’ o meno lunghi. Solo le forme lunghe di peptidi amiloidi 42, chiamato cosi’ perche’ conta 42 acidi aminati, hanno la facolta’ di aggregarsi in placche ed i malati di Alzheimer ne producono quantita’ anormalemente elevate.La molecola terapeutica ha il compito di spostareil sito del taglio operato dell’enzima gamma-secretasi, che quindi produce solo peptidi amiloidi 38, piu’ corti e incapaci di aggregarsi in placche neurotossiche. Per Patrick Fraering, autore principale della ricerca: ”il nostro lavoro suggerisce che le molecole della prossima generazione, modulando piuttosto che inibendo l’enzima, possono avere effetti collaterali minori o inesistenti. E’ molto incoraggiante”,si legge nel commanto citato nella nota.I ricercatori hanno anche individuato le potenziali cause di forme ereditarie della malattia. Esperimenti in vitro, cosi’ come simulazioni numeriche – afferma il comunicato – mostrano che presso questi pazienti mutazioni nella proteina App influenzano il modo in cui viene tagliata a pezzi dall’enzima gamma-secretasi. Ne consegue, una forte produzione di peptidi amiloidi 42, che si aggregheranno in placche.

05.08.2013


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5 Settembre 2013 IMCI-DocAlzheimer0

L’esercizio fisico riesce a migliorare le prestazioni cognitive legate alla memoria dei pazienti con Alzheimer. Lo ha dimostrato uno studio della University of Maryland School of Public Health pubblicato dal Journal of Alzheimer’s Disease. La ricerca ha coinvolto due gruppi di persone di età compresa fra 60 e 88 anni, uno con problemi cognitivi leggeri, che possono preludere all’Alzheimer, e l’altro no. I gruppi sono stati sottoposti a un allenamento di 12 settimane comprendente un regolare uso del tapis roulant con l’aiuto di un personal trainer. Dopo il ciclo di allenamenti in entrambi i gruppi la salute cardiovascolare era aumentata del 10%, e anche le performance della memoria sono risultate migliori in tutti e due i gruppi. "Quello che succede è che il cervello ha bisogno di meno risorse neuronali per fare le stesse cose – spiegano gli autori – una cosa che nessun farmaco finora si è dimostrato in grado di fare".

31.07.2013


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5 Settembre 2013 IMCI-DocAlzheimer0

New York, 15 lug. – La multinazionale farmaceutica Eli Lilly procedera’ con un nuovo test clinico del proprio farmaco contro l’Alzheimer, solanezumab. Lo ha annunciato la stessa azienda precisando che oggetto del test saranno le persone con una forma ancora lieve della malattia, su cui la molecola sembra funzionare. Il nuovo trial di fase 3 arruolera’ 2.100 persone, molte di piu’ delle circa 1.300 che facevano parte di quello precedente. "Poiche’ Lilly ha visto un segnale di beneficio nei pazienti con la forma leggera – spiega il comunicato – ha senso semplicemente focalizzarsi su questo gruppo". L’arruolamento iniziera’ a fine settembre e il trattamento, fatto per infusione, durera’ diciotto mesi.

13.07.2013


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2 Agosto 2013 IMCI-DocNEWS0

Piccole dosi iniettate nel fegato potrebbero rappresentare una svolta

Si possono rallentare l’indebolimento fisico e la fragilità dell’età avanzata grazie a piccole dosi di testosterone somministrate per via orale direttamente al fegato. In base a uno studio dell’Istituto Garvan di Sydney pubblicato sull’European Journal of Endocrinology, in questo modo si può evitare l’atrofizzazione dei muscoli associata all’invecchiamento, oltre a molte malattie croniche. Si evitano effetti collaterali – I risultati mostrano che puro testosterone cristallino per via orale raggiunge direttamente il feg ato senza disperdersi nel flusso sanguigno e in altri organi. L’endocrinologo Ken Ho, a guida del progetto spiega che il metodo, sperimentato con successo su un campione di donne in post-menopausa, stimola la sintesi delle proteine nella stessa misura raggiunta da altri metodi più rischiosi. L’esperto aggiunge: "La nostra invenzione è in realtà piuttosto semplice. L’aspetto di novità è che solo il fegato riceve l’azione del testosterone. E’ una maniera nuova di usare un vecchio ormone". Il fegato metabolizza il testosterone in modo che non passi nella circolazione periferica, con il risultato che nessuno dei tessuti e organi, oltre al fegato, viene esposto all’ormone, evitando così gli effetti collaterali. Vecchietto a chi? – L’indebolimento fisico è visto come parte inevitabile dell’invecchiamento e ha pesanti implicazioni per la salute pubblica, ma l’entità della disfunzione derivante dalla perdita di massa muscolare è ora prevenibile, sostiene lo studioso. I benefici potranno essere sostanziali per un’ampia gamma di persone, compresi i pazienti di malattie epatiche croniche. Ridurre l’atrofizzazione muscolare negli anziani può anche prevenire cadute e ridurre le fratture osteoporotiche, aggiunge. 
Nella prossima fase, una sperimentazione più estesa verificherà gli effetti di lungo termine del testosterone somministrato per via orale, sulla massa e sulle funzioni muscolari.

01.08.2013


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2 Agosto 2013 IMCI-DocParkinson0

Un calo improvviso di testosterone, l’ormone sessuale maschile, puo’ causare sintomi analoghi a quelli del Parkinson. L’associazione e’ stata rilevata nei topi da un team di neurologi della Rush University che hanno descritto i risultati dello studio sul ‘Journal of Biological Chemistry’. "Mentre molte ricerche sul morbo si concentrano sull’utilizzo di differenti tossine e su complessi approcci genetici", ha spiegato Kalipada Pahan, responsabile dell’indagine, "noi ci siamo concentrati sui livelli di testosterone. E abbiamo scoperto che l’improvviso crollo dei tassi di testosterone subito dopo la castrazione e’ sufficiente a causare sintomi analoghi a quelli del morbo e una patologia come il Parkinson nei topi maschi. Abbiamo rilevato inoltre – ha aggiunto l’esperto – che l’integrazione dell’ormone nella forma diidrotestosterone dall’enzima 5-alfa-reduttasi inverte la malattia nel modello murino". Pertanto, "la conservazione del testosterone nei maschi potrebbe essere un passo importante per promuovere la resistenza al morbo di Parkinson", ha concluso.

30.07.2013


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2 Agosto 2013 IMCI-DocDepressione0

Si chiama depressione estiva ed è la condizione che affligge molte persone alle prese con la stagione più calda dell’anno.  La canicola, la folla, la sabbia bollente, la debolezza sono elementi che contribuiscono a renderci insofferenti all’estate.  Alcune persone, invece, soffrono di veri e propri disturbi ansioso-depressivi, in estate.  Il dottor Norman Rosenthal dell’ Istituto Nazionale per la Salute Mentale negli States parla di un vero e proprio disturbo affettivo stagionale che si accompagna a sintomi particolari, quali l’ agitazione, la difficoltà nel riposare, letargia e sonnolenza.  Si tratta di sensazioni che, se esasperate, possono farci capitolare tra le braccia della depressione.  Ecco quali sono i sintomi tipici della sindrome depressiva estiva.

MALINCONIA

Tutti, nella vita, siamo soliti percepire un po ‘di malinconia ma il passaggio da una stagione ad un’altra può rivelarsi molto difficile per tante persone. Addirittura alcuni cadono in depressione e si adattano con molta fatica al cambiamento stagionale.

IRRITABILITA’ VERSO I RUMORI FORTI

D’estate la città, presa d’assalto da visitatori e turisti, diventa più rumorosa.  Le risa fragorose dei bambini e la ressa rumorosa di persone s’inseguono per le strade ed i viottoli; i fuochi d’artificio colorano il cielo e le automobili strombazzano a festa.  Questo insieme di suoni, in apparenza gioiosi e festosi può generare un forte senso di ansia ed irritabilità in molte persone.

SOLUZIONI

Che cosa possiamo fare, quindi, per rendere meno gravosa e pesante la stagione estiva? Per prima cosa è importante ridurre il consumo di caffeina e di altre sostanze eccitanti in grado di enfatizzare le nostre percezioni; evitare di frequentare luoghi troppo affollati; adoperare, se possibile, ventilatori o fruire di sistemi di aria condizionata. Un’altra soluzione consiste nel riposare durante il pomeriggio per recuperare le eventuali ore di sonno perse durante la notte.  Quando ci alziamo, inoltre, dovremmo cercare di mangiare all’aperto per fare il pieno di luce solare che, come sappiamo, riesce a trasmetterci il buon umore. Concentrarsi su se stessi è quanto di più importante e benefico si possa fare durante le vacanze estive.  Cercate, ad esempio, di fare lunghe camminate, di sedervi e sostare in un luogo molto fresco, di godere della frescura delle  ore notturne sorseggiando un drink sul terrazzo di casa.  Andare in ferie è indispensabile, in estate. Un prolungamento dell’attività lavorativa, nei mesi estivi, accresce l’insofferenza e l’irritabilità.  Immaginate, infatti, di dover restare in città, a lavorare per tutta la stagione mentre parenti ed amici vanno in vacanza: non c’è nulla di più deprimente! Se non hai un buon rapporto con il tuo corpo (a causa del peso), allora cerca di perdere qualche chilo, di seguire un piano alimentare sano ed equilibrato e di praticare attività fisica negli orari meno caldi della giornata. Un’altra soluzione per vivere al meglio la stagione estiva consiste nel fare continue docce: in questo modo ci sentiremo sempre rinfrescati ed affronteremo al meglio le nostre lunghe giornate. Decidete la meta che è più nelle vostre corde. Se, ad esempio, sapete di non resistere al caldo torrido di una località di mare, optate per una vacanza in montagna: in questo modo vi rilasserete, godrete dell’aria fresca e delle passeggiate lungo i sentieri.  Dedicatevi, inoltre, alle attività che vi fanno sentire meglio: campeggio, pesca, snorkeling, escursioni. Se la depressione e l’irritabilità stagionale non dovessero attenuarsi, adottando questi semplici accorgimenti, allora è il caso di consultare un terapista cognitivo-comportamentale che possa alleviare le ansie e le fobie.
Oltre alla tristezza stagionale, alcune persone tendono a soffrire di depressione post-estate. Si tratta di una sindrome che si prova dopo aver trascorso un lungo periodo di relax ed inattività. Tornare alla routine ed alla quotidianità domestica dopo le ferie, per molti è psicologicamente distruttivo e malinconico.  In quel caso è bene seguire una serie di accorgimenti che ci permetteranno di riabituarci alla vita di tutti i giorni.  Ad esempio, è preferibile ritornare dalla vacanza almeno qualche giorno prima di riprendere il lavoro: in questo modo avremo sufficiente tempo per abituarci all’idea della vecchia vita.

02.08.2013


Istituto Medico Chirurgico - Termoli aut. san. reg. n.138 del 31.08.2011