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2 Agosto 2013 IMCI-DocDepressione0

Si chiama depressione estiva ed è la condizione che affligge molte persone alle prese con la stagione più calda dell’anno.  La canicola, la folla, la sabbia bollente, la debolezza sono elementi che contribuiscono a renderci insofferenti all’estate.  Alcune persone, invece, soffrono di veri e propri disturbi ansioso-depressivi, in estate.  Il dottor Norman Rosenthal dell’ Istituto Nazionale per la Salute Mentale negli States parla di un vero e proprio disturbo affettivo stagionale che si accompagna a sintomi particolari, quali l’ agitazione, la difficoltà nel riposare, letargia e sonnolenza.  Si tratta di sensazioni che, se esasperate, possono farci capitolare tra le braccia della depressione.  Ecco quali sono i sintomi tipici della sindrome depressiva estiva.

MALINCONIA

Tutti, nella vita, siamo soliti percepire un po ‘di malinconia ma il passaggio da una stagione ad un’altra può rivelarsi molto difficile per tante persone. Addirittura alcuni cadono in depressione e si adattano con molta fatica al cambiamento stagionale.

IRRITABILITA’ VERSO I RUMORI FORTI

D’estate la città, presa d’assalto da visitatori e turisti, diventa più rumorosa.  Le risa fragorose dei bambini e la ressa rumorosa di persone s’inseguono per le strade ed i viottoli; i fuochi d’artificio colorano il cielo e le automobili strombazzano a festa.  Questo insieme di suoni, in apparenza gioiosi e festosi può generare un forte senso di ansia ed irritabilità in molte persone.

SOLUZIONI

Che cosa possiamo fare, quindi, per rendere meno gravosa e pesante la stagione estiva? Per prima cosa è importante ridurre il consumo di caffeina e di altre sostanze eccitanti in grado di enfatizzare le nostre percezioni; evitare di frequentare luoghi troppo affollati; adoperare, se possibile, ventilatori o fruire di sistemi di aria condizionata. Un’altra soluzione consiste nel riposare durante il pomeriggio per recuperare le eventuali ore di sonno perse durante la notte.  Quando ci alziamo, inoltre, dovremmo cercare di mangiare all’aperto per fare il pieno di luce solare che, come sappiamo, riesce a trasmetterci il buon umore. Concentrarsi su se stessi è quanto di più importante e benefico si possa fare durante le vacanze estive.  Cercate, ad esempio, di fare lunghe camminate, di sedervi e sostare in un luogo molto fresco, di godere della frescura delle  ore notturne sorseggiando un drink sul terrazzo di casa.  Andare in ferie è indispensabile, in estate. Un prolungamento dell’attività lavorativa, nei mesi estivi, accresce l’insofferenza e l’irritabilità.  Immaginate, infatti, di dover restare in città, a lavorare per tutta la stagione mentre parenti ed amici vanno in vacanza: non c’è nulla di più deprimente! Se non hai un buon rapporto con il tuo corpo (a causa del peso), allora cerca di perdere qualche chilo, di seguire un piano alimentare sano ed equilibrato e di praticare attività fisica negli orari meno caldi della giornata. Un’altra soluzione per vivere al meglio la stagione estiva consiste nel fare continue docce: in questo modo ci sentiremo sempre rinfrescati ed affronteremo al meglio le nostre lunghe giornate. Decidete la meta che è più nelle vostre corde. Se, ad esempio, sapete di non resistere al caldo torrido di una località di mare, optate per una vacanza in montagna: in questo modo vi rilasserete, godrete dell’aria fresca e delle passeggiate lungo i sentieri.  Dedicatevi, inoltre, alle attività che vi fanno sentire meglio: campeggio, pesca, snorkeling, escursioni. Se la depressione e l’irritabilità stagionale non dovessero attenuarsi, adottando questi semplici accorgimenti, allora è il caso di consultare un terapista cognitivo-comportamentale che possa alleviare le ansie e le fobie.
Oltre alla tristezza stagionale, alcune persone tendono a soffrire di depressione post-estate. Si tratta di una sindrome che si prova dopo aver trascorso un lungo periodo di relax ed inattività. Tornare alla routine ed alla quotidianità domestica dopo le ferie, per molti è psicologicamente distruttivo e malinconico.  In quel caso è bene seguire una serie di accorgimenti che ci permetteranno di riabituarci alla vita di tutti i giorni.  Ad esempio, è preferibile ritornare dalla vacanza almeno qualche giorno prima di riprendere il lavoro: in questo modo avremo sufficiente tempo per abituarci all’idea della vecchia vita.

02.08.2013


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30 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

Rischio di suicidio in calo per chi beve due caffè al giorno 

Due caffè al giorno riducono il rischio di depressione e soprattutto quello di suicidio. A renderlo noto è stato uno studio della "Harvard School of Public Health", condotto dal dottor Michel Lucas e pubblicato sulle pagine del "The Journal World of Biological Psychiatry". Che il caffè tenesse facesse bene alla salute e tenesse alla larga il rischio di depressione, naturalmente solo se assunto in quantità moderate, era già un fatto noto, ma questa volta i ricercatori hanno voluto fare un passo in avanti, e scoprire se alla base di questo potere vi fosse proprio la caffeina contenuta nella famosissima bevanda.  Durante la loro ricerca, che ha coinvolto un vastissimo campione di più di duecento mila volontari, è stata presa in considerazione l’assunzione di caffeina derivante non solo dal caffè, ma anche dal cioccolato, dal tè e dai dolci. I ricercatori hanno quindi analizzato alimentazione, stile di vita e condizioni psicofisiche dei volontari, esaminando in particolar modo il legame che intercorre fra la caffeina e il suicidio. I casi di suicidio sono stati 277 durante il periodo di follow up, ma sarebbe emerso che il rischio, per chi consumava buone o moderate quantità di caffè (ovvero circa 2 o 4 tazze al giorno), fosse addirittura dimezzato.  Il legame fra caffeina e riduzione del rischio di suicidio potrebbe essere dovuto in primis al fatto che essa agisce nella stimolazione del sistema nervoso, ma grande importanza riveste senza dubbio la produzione degli ormoni dopamina, noradrenalina e serotonina, i quali – come molti di voi sapranno – sono collegati a una maggiore sensazione di benessere psico-fisico.

27.07.2013


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26 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

Salute, pare che l’ossitocina da sempre associato al piacere, favorisca anche l’ansia, la depressione e la paura

L’ossitocina è l’ormone dell’amore. E’ stato così denominato per la sua capacità di promuovere i legami affettivi e sociali, l’amore, il benessere e il senso del piacere. Ma anch’esso, come l’amore stesso, pare abbia le classiche due facce della stessa medaglia: alle caratteristiche che apportano benefici, contrapporrebbe la capacità di provocare ansia, depressione e paura. I ricercatori della Facoltà di Medicina della Northwestern University ritengono che se si è stati vittima di un evento sociale stressante come, per esempio, bullismo o un’aggressione, l’azione di rafforzamento della memoria in una specifica regione del cervello da parte dell’ossitocina, fa sì che  l’essere esposti ad altri eventi stressanti in futuro inneschi il sentimento di paura e ansia. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Neuroscience dunque svela la doppia natura  dell’ormone ossitocina, la cui secrezione ha risvolti sia positivi che negativi. Ulteriori studi saranno necessari per comprendere meglio il fenomeno definito come inatteso dagli studiosi dell’ossitocina ma continuando a studiarlo, si potrebbe spiegare il perché lo stress da interazioni sociali sia una delle principali cause di ansia e depressione.
 
24.07.2013

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23 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

Chicago, 19 lug. – Gli integratori di vitamine e minerali non aiutano esclusivamente a incrementare l’energia mentale e il benessere degli adulti in buona salute ma possono risultare un toccasana anche per le persone soggette ad ansia e depressione. Il suggerimento arriva da una nuova ricerca presentata all’Annual Meeting & Food Expo dell’Institute of Food Technologists (IFT). Lo studio porta la firma di Bonnie Kaplan, docente di Medicina della University of Calgary, che ha dimostrato che gli integratori sono in grado di fornire l’energia mentale necessaria per gestire lo stress, migliorare l’umore e ridurre il senso di fatica.    Tra le sostanze considerate nella ricerca, le vitamine B e D, il ginkgo biloba, l’omega 3 e il 5-idrossitriptofano. I risultati hanno rivelato che le persone adulte affette da disturbi dell’umore che assumono vitamine e minerali manifestano un miglioramento del funzionamento mentale generale e una riduzione della percezione di affaticamento e di malumore.

19.07.2013

 


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19 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

Sfornare torte "tristi" contro la depressione? E’ l’idea di una catena di pasticcerie che sta per aprire i battenti in UK. Il nome? Depressed Cake Shop…

Combattere la depressione con i dolci, in genere non è una buona idea. Intanto perché gli zuccheri aumentano rapidamente i livelli di insulina nel sangue, provocando una effimera sensazione di appagamento che poi produce una sorta di down glicemico che deprime ancora di più.E poi perché non è certo abbuffandosi di dolcetti e gelati che riusciremo a sciogliere quel grumo nero di tristezza che ci opprime. Ci ritroveremmo solo più cicciottelle e altrettanto infelici. Eppure… eppure la cucina è un fenomenale anti-stress e antidepressivo, giusto? Non c’è contraddizione in questi due estremi, perché se mangiare in modo compulsivo, soprattutto cibi dolci, è sempre segnale di qualche squilibrio interiore, di un intimo malessere, al contrario “pasticciare” in cucina creativamente è un modo sano e gioioso di mettere a frutto la propria fantasia e la manualità. Perché il cibo è vita, e crearlo, manipolare le materie prime, combinarle, far lievitare una torta, sono attività dinamiche, non passive come il semplice atto di aprire un confezione di biscotti e lavorare di mandibole. E se poi, queste materie prime da lavorare, sono gli ingredienti per torte fatte da noi, torte speciali in cui possiamo riversare tutto il nostro cattivo umore, la nostra tristezza, i nostri piccoli e grandi dolori, come in una sorta di transfert creativo… allora abbiamo fatto bingo. E’ esattamente l’idea, geniale e nostro avviso, di Emma Thomas, ideatrice del progetto Depressed Cake Shop, una catena di pasticcerie sui generis, in cui le clienti possono creare e vendere le proprie torte “depresse” e risollevare il proprio umore. Queste pasticcerie le troveremo dai primi di agosto 2013 in Gran Bretagna, per la precisione dal 2-4 agosto a Londra e a seguire in diverse altre città britanniche, ma speriamo che anche qui da noi l’idea attecchisca, perché ci sembra davvero carina. Sfornare è creativo e ti fa sentire meglio. Ho realizzato che preparare una torta può aiutare le persone ad aprirsi e a parlare dei propri problemi. Il Depressed cake shop serve proprio a questo Spiega la Thomas. A disposizione delle clienti ci saranno glasse grigie e cioccolato fondente scurissimo, ma per chi volesse solo gustarsi un pasticcino in compagnie delle amiche più care, sono disponibili macarons e cialde color piombo, con tante nuvolette cariche di pioggia, biscottini con la scritta “sad” (triste), e torte nere come la pece. Insomma, una bella carrellata di dolci tristi con cui ritrovare il sorriso. Da i primi proventi la Thomas vorrebbe mettere a disposizione fondi da destinare alle Associazioni inglesi per i disturbi mentali. Torte depresse per tutti allora, e per farvi un’idea date un’occhiata al sito web!

11.07.2013


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16 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

La depressione è una patologia molto diffusa che affligge persone di ogni età. Abbiamo approfondito l’argomento con il dott. Pietro Bianco, psichiatra dell’Asl Avellino. Dottore, innanzitutto, che cos’è la depressione? “E’ una malattia sistemica, interessa la persona e il suo funzionamento globale sia fisico che psicologico e comportamentale. Esistono criteri precisi per definire la sindrome depressiva. Cinque sono i sintomi che fanno evidenziare uno stato depressivo: umore triste, una perdita di interesse e del piacere delle cose abituali dell’esistenza, ritmo sonno veglia o ipersonnia durante la giornata, difficoltà a concentrarsi, idee e vissuti di svalutazione, idee di mettere fine alla propria vita, ma questi sintomi devono avere una cadenza temporale ed essere presenti perlomeno almeno per due settimane e debbono determinare una compromissione del funzionamento familiare, lavorativo e sociale”. Si sente spesso parlare di depressione reattiva, che cos’è? “Serve a definire la causalità della depressione. Si può distinguere in due raggruppamenti in base alla storia familiare e personale, oppure agli eventi di vita. E possiamo distinguere tenendo presenti due poli: da una parte dove tutte le forme depressive sono legate alla componente familiare con episodi già precedenti e spesso anche in famiglia. Le forme reattive sono quelle dove non c’è storia familiare di episodi e gli eventi di vita sono tali e gravi come perdite di una condizione fisica (tumore, malattia cardio vascolare importante, la fine di un rapporto sentimentale o la perdita di ruolo all’interno del posto di lavoro). Cambia quindi la prognosi e tempo di terapia”. Come si cura la depressione? “Si cura in entrambi i casi. Terapia farmacologia con antidepressivi che sono molto efficaci, oppure con la psicoterapia. A volte le cure possono durare per tutta la vita. Gli anti depressivi non danno abitudine. Certo possono esserci effetti collaterali, ma sui quali si può discutere. I farmaci che possono dare abitudine sono gli ansiolitici. Inoltre la terapia farmacologica per la depressione è considerata la prima linea di attacco per queste problematiche, insieme alla psicoterapia di supporto o di tipo cognitivo comportamentale che si associa e si integra”. Chi ne soffre maggiormente, i giovani o gli anziani? “Purtroppo è una malattia diffusa per classi di età trasversale che non risparmia nessuno ed è una malattia sistemica nel senso che il funzionamento dell’organismo ne risente. Spesso i sintomi vengono sotto valutati. Ci si arriva a credere che le persone si provocano da soli i sintomi e questo è un pregiudizio disturbante per chi in quel momento sta male”.
Come siete organizzati qui al poliambulatorio di Monteforte? “Abbiamo una struttura aperta dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.00 ed il sabato dalle 8.00 alle 14.00, con un’equipe di tutto rispetto. Siamo pronti a prenderci cura di questi pazienti che spesso ci vengono mandati anche dai medici di base. Con loro facciamo un percorso di terapie mirate”. 

05.07.2013


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12 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

New York, 1 lug. – Coloro che sono propensi a impegnarsi in rapporti sessuali occasionali hanno piu’ probabilita’ di soffrire di un disagio psicologico, che comprende livelli elevati di ansia e depressione. Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio della California State University di Sacramento che ha coinvolto 3.907 studenti universitari di eta’ compresa tra i 18 e i 25 anni. La ricerca si e’ basata sulle risposte a un questioanrio online che ha toccato una vastita’ di argomenti, tra cui l’identita’, la cultura, il benessere psicologico e i comportamenti a rischio. In media, l’11 per cento degli studenti ha riferito di fare sesso occasionale. La percentuale di uomini e’ risultata piu’ elevata (18,6 per cento contro il 7,4 per cento delle donne). Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che il sesso occasionale e’ stato "associato negativamente con il benessere e positivamente con disagio psicologico", ha precisato Melina M. Bersamin, ricercatrice che ha coordinato lo studio. La scienziata spera che lo studio serva ad approfondire i nessi causali, perche’ al momento sono ancora incerti se sia il sesso a portare stress psicologico o se i problemi siano la causa della propensione ai rapporti occasionali.

12.07.2013

 


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9 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

Il gioco sviluppato dall’Università di Auckland che mira a contribuire al trattamento della depressione attraverso il gioco, è stato scelto per una pubblicazione. Secondo quanto è stato riferito da Polygon, l’organizzazione LinkedWellness ha firmato per pubblicare SPARX, un gioco progettato per insegnare ai giocatori come combattere e gestire la depressione. Il gioco, che si è dimostrato efficace come consulenza faccia-a-faccia in test clinici, verrà convertito in modo tale che possa essere rilasciato su più piattaforme. LinkedWellness punta a un primo lancio su browser durante l’autunno nel Nord America, in vista di un possibile rilascio su dispositivi touch. Soddisfatto, il CEO di LinkedWellness, David Burt, ha così dichiarato . “Non c’è niente come questo gioco. E’ l’unico gioco che ha ottenuto la conferma di un test clinico che dimostri di essere in grado di ridurre la depressione. E’ di gran lunga avanti rispetto ad ogni altra cosa là fuori.” Un dei vantaggi più grandi è senza dubbio il costo, in fin dei conti un gioco è alla portata di tutti più o meno; inoltre viene rispettata assolutamente la privacy, che in questi casi è un fattore molto importante per coloro che soffrono di depressione. Insomma, se un titolo è veramente capace di questo, ne siamo veramente felici. Dopotutto, il protagonista del gioco è colui che impugna il joypad, quindi lasciamolo che affronti da solo la depressione: una vittoria, per lui varrebbe il doppio!

26.06.2013


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5 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

Nelle donne che soffrono di diabete di tipo 2 e mostrano segni di depressione, la vitamina D potrebbe abbassare significativamente la pressione sanguigna e migliorare gli stati d’animo, in base alle conclusioni tratte da uno studio pilota presso la Loyola University Chicago. La vitamina D aiuterebbe anche a perdere qualche chilo. Lo studio è stato presentato presso l’American Diabetes Association a Chicago. “La vitamina D potenzialmente è una terapia semplice ed economica, con effetti collaterali minimi“, ha dichiarato la Dottoressa Sue M. Penckofer, autrice principale dello studio e professore presso la Scuola Infermieristica Niehoff. “Chiaramente sono necessari studi randomizzati e controllati per determinare l’impatto della vitamina D sulla depressione e sui principali fattori di rischio cardiovascolare nelle donne che soffrono di diabete di tipo 2“. La Dottoressa Penckofer recentemente ha ricevuto 1,49 milioni di dollari di sovvenzione su un periodo di quattro anni presso l’Istituto Nazionale di Ricerca Infermieristica presso il National Institutes of Health e, con i suoi co-ricercatori, prevedono di iscrivere 180 donne che soffrono di diabete di tipo 2, con i sintomi della depressione e livelli insufficienti di vitamina D. Le donne saranno assegnate in modo casuale a ricevere o un integratore settimanale di vitamina D (50.000 Unità Internazionali) o un placebo per sei mesi. Lo studio è intitolato “Può la vitamina del sole migliorare l’umore e aiutare le donne diabetiche?” Circa 1 persona su 10 negli Stati Uniti soffre di diabete e l’incidenza si prevede in aumento da 1 a 4 persone entro il 2050. Le donne che soffrono di diabete di tipo 2 hanno risultati peggiori rispetto agli uomini. La ragione può essere dovuta alla depressione, che colpisce più del 25% delle donne ammalate e che altera la capacità del paziente di gestire la sua malattia mangiando meglio, facendo esercizio, assumendo farmaci, ecc… Molti americani non assumono abbastanza vitamina D e le persone che soffrono di diabete sono a rischio particolarmente elevato per insufficienza o carenza di questa vitamina. I motivi includono: assunzione limitata di cibi ricchi di vitamina D, l’obesità, la mancanza di esposizione al sole e le variazioni genetiche. Lo studio pilota ha incluso 46 donne di età media di 55 anni, ammalate di diabete da una media di 8 anni e con livelli ematici insufficienti di vitamina D (18 ng/ml): a queste pazienti è stata somministrata una dose settimanale (50.000 unità internazionali) di vitamina D. La dose giornaliera raccomandata per le donne da 51 a 70 anni è di 600 UI al giorno. Dopo sei mesi, i livelli ematici di vitamina D hanno raggiunto livelli sufficienti (media 38 ng/ml) ed i loro stati d’animo sono sensibilmente migliorati. Ad esempio, in un sondaggio composto da venti domande, i punteggi sono diminuiti da 26,8 dell’inizio dello studio (che indicava depressione moderata) a 12,2 dopo sei mesi (che indicava nessun depressione). La scala depressione varia da 0 a 60, in crescendo. Anche la pressione sanguigna era migliorata, in decrescita da una media di 140,4 a 132,5; anche il loro peso era sceso. La Dottoressa Penckofer è internazionalmente nota per la sua ricerca sulla vitamina D, il diabete e la depressione. Nel mese di ottobre, riceverà una speciale borsa di studio presso l’Accademia Americana di Infermieristica per i suoi contributi scientifici nel migliorare la salute e la qualità della vita delle donne con malattie croniche; di recente è stata nominata come primo ricercatore infermiere al Centro Diabetico di Chicago, per la ricerca traslazionale. 

26.06.2013


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2 Luglio 2013 IMCI-DocDepressione0

“Temo per la vita di Adriano, è afflitto da una profonda depressione e nessuno lo sta aiutando. Della carriera non me ne frega nulla, della sua esistenza sì. Ha bisogno di uno psicologo“: parole di Gilmar Rinaldi, procuratore dell’oramai ex fuoriclasse dell’Inter. Già, perchè questo era Adriano prima di lasciarsi andare ad una spirale che lo sta lentamente portando all’autodistruzione. Ha più volte tentanto di riprendersi, negli ultimi periodi, l’Imperatore dei tempi d’oro, ma con scarso successo. Pochi giorni fa aveva anche effettuato le visite mediche con l’Internacional di Porto Alegre che, tuttavia, non l’ha ritenuto arruolabile, per via delle deprecabili condizioni fisiche. Gilmar Rinaldi ha individuato le cause che hanno condotto Adriano in una simile situazione: “La morte del papà e l’abbandonarsi all’alcol gli hanno troncato la carriera. Ma queste cose, come pure le sue uscite notturne ed il legame mai reciso con la favela in cui è cresciuto, non sono i suoi problemi più grossi. Il dramma che sta vivendo è la depressione, dalla quale deve necessariamente uscire, per non lasciarci la vita. Quando è andato al Corinthians, Ronaldo, suo principale sponsor, promise che lo avrebbe fatto seguire da uno psicologo, di comune accordo con il club. Quelle promesse che fine hanno fatto? Adriano è un uomo solo, ho paura per lui“. Qusto è il grido di allarme lanciato da Gilmar Rinaldi, che lancia accuse per nulla velate all’ex Fenomeno: un vero peccato, perchè un calciatore di tale portata, che avrebbe potuto vincere tutto, adesso lotta con una malattia che, stando alle parole dell’agente, rischia di cancellarlo dalla faccia della terra.

28.06.2013


Istituto Medico Chirurgico - Termoli aut. san. reg. n.138 del 31.08.2011